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Le intermittenze della morte

Le intermittenze della morte - José Saramago, Rita Desti “Il giorno seguente non morì nessuno”.
Con queste parole, inizia Saramago. E nulla sarebbe, se per un giorno nessuno morisse. Ma, quando la morte sciopera e smette la sua attività, finita l’euforia nel pensare di vivere in eterno, inizia l’angoscia per i problemi che ne conseguono. La morte sceglie il 31 dicembre di chissà quale anno e chissà in quale città. Ma poco importa. Importa che le autorità vengono informate di questo strano fenomeno. Non muore nessuno, nemmeno i moribondi. Ed è allarme, perché la consuetudine è morire, la vita eterna appartiene all’altro mondo, non a questo. Gli ospedali non riescono a gestire la situazione. Le famiglie dei moribondi vivono in sospensione. Una catastrofe anche per la chiesa. Senza morte non c’è resurrezione e senza questa non c’è chiesa. Un disastro economico. Pensate alle agenzie di pompe funebri, a tutto il mercato che gira intorno alla morte. Una soluzione va trovata. E si trova. Basta trasportare il candidato all’aldilà, oltre il confine della città. La pace eterna è garantita. Quella terrena pure. Non solo: l’azione illegale che viene attuata per accompagnare a miglior vita chi non può causa sciopero della morte, viene scoperta da una banda di criminali che approfitta della disperazione e del dolore per accrescere il proprio impero economico. Fino a quando, la morte, decide di riprendere il suo lavoro e lo annuncia inviando ai mezzi di comunicazione la sua lettera. Bene, d’ora in avanti i futuri defunti riceveranno una busta viola che conterrà la comunicazione sulla data della propria dipartita. Un respiro di sollievo e soddisfazione si alza in coro. Gioiscono i mercanti, gioisce la chiesa, gioiscono persino i familiari dei moribondi. Ovviamente gioiranno meno i destinatari della missiva.
Tutto funziona a meraviglia, le lettere raggiungono il destinatario e questi si accomiata dal mondo. Non funziona invece per un violoncellista. La busta, chissà per quale ragione, torna al mittente. Vi pare logico? Non lo è. Cosa grave e seccante è che il violoncellista dovrebbe essere già morto e invece è lì che suona il suo violoncello. Lui, che avrebbe dovuto morire a 49 anni e ora ne compie 50. Un’onta!

"La soluzione sarà inviarla di nuovo, disse la morte alla falce che stava lì accanto, accostata alla parete bianca. Non ci si aspetta che una falce risponda, e questa non sfuggì alla norma."

A questo punto la morte è indispettita. Anzi adirata. Ma che scherzi sono questi? In un momento di stizza compie un atto che non si può definire corretto. Non è corretto cancellare la data di nascita e spostarla avanti di un anno. Lo dice anche la falce. Ha sempre taciuto, come tutte le falci che si rispettino, ma questa volta le scappa un “Non puoi farlo”.
Certo quando le persone morivano semplicemente perché era giunta l’ora, non c’erano tutti questi problemi.
La lettera riparte. La lettera rincasa. E ancora. Non resta che consegnarla. Prima però vuole guardarlo bene questo violoncellista, lo vuole conoscere un po’, vuole ascoltarlo suonare nel suo studio e poi in teatro. Decide di dedicarsi a lui e chiede alla falce un grande favore. La morte chiede un favore alla falce. La falce tace, ma chi tace acconsente no?
La morte si fa bella. La falce lo nota e lo afferma. Quando vale la pena di parlare si parla. Vedere la morte trasformata in una bella donna merita un commento sicuramente.
Ed ecco la morte in teatro. Si è presa un palco per due rappresentazioni.
Il concerto inizia. Il violoncellista ha un assolo da eseguire. L’orchestra tace. Le note del violoncello riempiono l’aria.

“…suona come se si stesse congedando dal mondo, dicendo finalmente tutto quello che aveva taciuto, i sogni infranti, i desideri frustrati, la vita, insomma. Gli altri musicisti lo guardano meravigliati, il maestro con sorpresa e rispetto, il pubblico sospira, rabbrividisce, il velo di pietà che annebbiava lo sguardo acuto dell'aquila è ora una lacrima. Ormai l'assolo è terminato, l'orchestra, tale e quale a un grande e lento mare, avanza e sommerge dolcemente il canto del violoncello, assorbendolo, ampliandolo come se volesse condurlo in un luogo dove la musica si sublimasse in silenzio, nell'ombra di una vibrazione che a poco a poco percorresse la pelle come l'ultima e inudibile risonanza di un timpano accarezzato da una farfalla.”
Saramago, questa è poesia pura!
Torniamo ai nostri. Lei attenderà il violoncellista, si parleranno, gli dirà persino che ha una lettera da consegnarli. Che lettera? Lo vedrai quando sarà ora. Perché non me la dai ora? Tanto andrà al prossimo concerto. Non ci andrà. Andrà però da lui. La lettera? L’ho scordata in albergo. Si salutano. Dovrebbe essere partila. Non è così. Lui porta il cane al parco e la trova seduta sulla panchina dove normalmente va a sedere lui.
Mi fermo. Io, intendo.

Alla fine parrebbe restituita l’unica certezza di cui sappiamo. Ma è davvero l’unica? O è soltanto una? Ne siamo certi? La risposta ce la darà lei. Può capitare che 58 secondi bastino a far crollare una certezza. O a farne scoprirne una nuova.
Il giorno dopo non morì nessuno. Il cerchio si apre. Il cerchio si chiude. È la vita, gente!
Lettura imperdibile!