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La recita di Bolzano

La recita di Bolzano - Sándor Márai, Marinella D’Alessandro Giacomo il seduttore, Giacomo il mito, Giacomo il sogno. Giacomo “l’uomo”. Perché è questa la definizione che usa la bella Lucia - dopo aver spiato dal buco della serratura. Guarda, arrossisce, sobbalza, soffoca un grido e fa il segno della croce. Le altre donne le si fanno attorno, chiedono a fior di labbra “cosa hai visto?”. Lei risponde, turbata: “Un uomo”. Dopo di che, una a una, si chinano, sbirciano dentro la stanza, provando una gioia indicibile.
Giacomo è fuggito dai Piombi di Venezia. Imprigionato dall’Inquisizione perché “non vi è nulla di più pericoloso di un uomo che rifiuta di sottomettersi alla tirannia”.
Giacomo non è nemmen più bello. Chi mai di noi ha pensato - anche solo una volta - al grande seduttore imbruttito, appesantito, sfiorito dal tempo e dai giochi di carte e d’amore?
Si dirige verso Monaco, fa tappa a Bolzano. E lì avverrà la recita. Anzi, la “Recita”.
A Bolzano si trovano il vecchio conte di Parma e la giovane moglie Francesca. In ricordo della donna, Giacomo, porta tre cicatrici sul petto. Colui che le ha provocate è divenuto suo marito.
L’amore, costa, costa caro, talvolta. Francesca è l’unica donna per la quale Giacomo ha provato amore. Potrebbe riallacciare quel filo interrotto dalla potenza della gelosia?
Tre personaggi in scena. E con loro, le parole che “posseggono una forza magnetica”, e “riescono a illuminare contemporaneamente il passato e il futuro”.
Parole che scavano nel profondo dell’animo umano e scoprono tutte le sfaccettature del sentimento assoluto, eterno. L’amore e i suoi demoni, verrebbe da dire.
Il conte sa, e non vuole perdere. L’amore si veste di egoismo e gelosia. L’amore si fa carta da giocare. Chiederà al suo antico rivale, di giocarla. Giacomo non può rifiutare. Indossa la maschera e si prepara.
Anche Francesca sa. Anche Francesca indossa la maschera e va. Gioca d’anticipo, con un taglio di scena imprevisto e inaspettato. Non toglie la maschera Francesca, e nemmeno la toglie Giacomo. Le parole scorrono su un filo d’argento. La maschera sa dell’amore tante cose, sa perfino che “Non soltanto l'amore è eterno… è eterna anche la vendetta, come tutti i sentimenti veri”.
Ultimo monologo è quello di Giacomo, lo detterà a padre Balbi, suo complice nella fuga dalle prigioni veneziane, e ora suo segretario.
Anche Giacomo sa, altresì sa “ciò che la contessa di Parma non può sapere ancora: che l’Unica rimane tale soltanto finché è ricoperta dai veli misteriosi e dai drappi segreti del desiderio e della nostalgia”.
L’amore vince. Gli uomini perdono.

Il sipario si chiude, con una fragorosa risata.

P.S. Ci sarebbe molto altro da dire, ma - come sempre in questi casi - le parole non bastano. Gli ultimi capitoli sono di una bellezza assoluta. Quella bellezza che turba e sconcerta. Tanto belli che, una volta chiuso il libro, vi accorgerete di avere l’anima che sorride compiaciuta.