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Di qui passa Kafka

Di qui passa Kafka - Johannes Urzidil, Margherita Carbonaro Era l’inizio del Novecento quando, a Praga, Kafka raggiungeva il Caffè Arco frequentato da altri amici letterati. Al suo arrivo improvvisamente l’atmosfera cambiava. Stava seduto, in disparte. Non serviva che parlasse, non occorreva che prendesse una posizione centrale. No, poche, pochissime parole composte e misurate, bastavano a far scaturire nei presenti sentimenti di grande rispetto e ammirazione. Tutto questo, nonostante la levità e la semplicità con cui esponeva il suo pensiero.

A tal proposito scrive Urzidil: “Questo irresistibile sortilegio ha sempre rappresentato per me la forza persuasiva dell'eterno. Ed essa perdura. Nessuno degli uomini di genio che in seguito ebbi la ventura o l'onore di incontrare mi ha più trasmesso quella precisa sensazione di un improvviso mutamento nelle coordinate di un intero pubblico o gruppo di persone, e addirittura nelle dimensioni di una sala, grazie alla sua semplice e muta presenza”.

Un bellissimo saggio questo. Le parole d’un tratto lasciano spazio all’atmosfera magica del Caffè Arco, e ci pare di vederlo Kafka. Immaginiamo persino di sentirne la voce. E ancora, ci sorprendiamo a ridosso di un muro, in silenzio a osservarlo mentre cammina lungo una delle stradine acciottolate della città, quella sua piccola madre dagli artigli molto affilati, come egli stesso ebbe a dire.

«Quale modo migliore di inchinarci dinanzi a un uomo che ha saputo edificare tutta la propria vita attingendo a verità, semplicità e purezza, se non quello di divenire consapevoli grazie a lui della nostra personale coscienza? Come possiamo noi, una generazione dai valori quanto mai oscillanti, seguire in maniera ancora più viva e duratura questo esempio che si pone con tanta prepotenza, se non facendone una parte effettiva di noi stessi? Nel momento in cui le spoglie mortali ci vengono tolte per essere consegnate a imperscrutabili dimore ove saranno custodite, sentiamo crescere in noi, in virtù del legame con quest’uomo che non è più, un cuore nuovo e migliore. In ciò possono forse consistere il senso, la saggezza, il conforto che vengono da questo commiato».