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La lunga vita di Marianna Ucria

La lunga vita di Marianna Ucria - Dacia Maraini Marianna Ucrìa, la mutola.
Il silenzio fa parlare i pensieri e li rende udibili.
Il silenzio esaspera gli odori, apre alle sfumature che sfuggono nella ridda di suoni, rumori e parole.
Il silenzio testimone di un’atrocità che la mente non vuol ricordare. E forse punizione per chi l’atrocità commise e per chi la mise a tacere.
Siamo nella Sicilia del ‘700. A 12 anni, Marianna sposerà lo zio Pietro. Da quel momento sarà il contenitore che accoglierà il seme e i frutti della vita. Non la tratta male, no. Cerca di accontentarla persino. Ma la vita non è fatta di cose né di proprietà.
Suo amato rifugio sono i libri. Amici silenziosi che la portano oltre. Oltre la sofferenza, oltre il disagio e l’infelicità. Quei libri che come balsamo provano a lenire il dolore per la mostruosa mutilazione.
Gli occhi della “mutola” Marianna raccontano la vita. Racconteranno anche gli spiragli di felicità che si aprono destando timore.
Sarà dopo la morte del signor marito zio che conoscerà ciò che prima le era ignoto. Ne morderà qualche acino, ne assaporerà la dolcezza.
Donna, madre. Una domanda che mai ha avuto risposta. La necessità di respirare, di vivere. Di “dare retta a quelle alette che le sono spuntate dai due lati delle caviglie”.
Libro magnifico e doloroso.