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Le balene lo sanno. Viaggio nella California messicana

Le balene lo sanno. Viaggio nella California messicana - Pino Cacucci

Lasciarsi prendere per mano e attraversare quella lingua di terra, la lunga penisola della California messicana “conficcata nel cuore dell’Oceano Pacifico”. Lasciarsi guidare in quel Messico poco noto, la Baja California, quel Messico che ha sempre accolto chiunque stesse fuggendo da qualcosa o qualcuno. Si va da sud a nord, da La Paz alla frontiera di Tijuana. Fra storie antiche e leggende tramandate, fra corsari, pirati e tesori nascosti, fra cactus e saline, gesuiti e ribelli, fra indios e conquistadores si percorrono circa 2000 chilometri di storie ordinarie e straordinarie di quotidiana umanità, "Perché il viaggio è tutto ciò che separa due punti, non trae un senso dalla meta finale, ma da ciò che incontri lungo il cammino". Ma protagoniste rimangono le balene, creature che hanno subito la spietatezza del più meschino degli esseri viventi e nonostante ciò si mostrano fiduciose a benevole. E si rimane incantanti dalle madri che spingono i loro “piccoli” verso l’uomo per fargli prendere confidenza. Si stenta a credere che possano poggiarsi col dorso sotto la chiglia sollevando la lancia e trasportandola in là per qualche centinaio di metri senza che mai una balena abbia rovesciato un’imbarcazione. Lo fanno per dimostrare amicizia verso gli esseri umani. Chissà, forse vogliono dirci che loro lo sanno che non siamo tutti uguali. Vogliono comunicarci che loro lo sanno, che non siamo tutti carnefici. Ed è per questo che ci presentano i loro figli tenendoli sollevati sulla superficie vicino alle barche.
“Dopo essere state massacrate per secoli – e in parte ancora oggi lo sono (giapponesi e, in misura minore, norvegesi e islandesi, più i russi che nessuno sa mai cosa combinino) –, le balene sembrano sapere che qui, in Messico, da oltre mezzo secolo non hanno più niente da temere”.
Le balene, queste anime belle che vivono senza bisogno di gerarchie, che applicano la legge del mutuo soccorso e ruoli difensivi, come quando, all’imboccatura della laguna che dà sull’oceano si schierano a turno per proteggere da orche e squali i piccoli, e proteggono le madri mentre allattano i loro neonati. Quando aggrediscono, lo fanno perché sono costrette.
E rimanere sedotti e turbati dal canto delle balene. Quel canto che può somigliare a una ballata o a una sinfonia. Quel canto che ha una struttura compositiva simile alla nostra: tema, elaborazione e sviluppo, ripresa del tema con eventuali variazioni.
Cantano e salutano l’uomo, in questo Messico che, per primo, nel 1946 bandì la caccia alle balene dalle sue acque territoriali e creò riserve protette per queste creature dall’intelligenza misteriosa. Queste creature che istintivamente provano un sentimento d’affetto verso l’essere umano lo sanno che qui sono al sicuro. “Eccome, se lo sanno”.
C’è chi si commuove leggendo romanzi l’amore. Io mi sono commossa di fronte alle balene.

E penso: “Che bello se sugli scranni "sedessero" balene anziché squali”.