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I miserabili

I miserabili - Victor Hugo Non posso scrivere a quali e quante riflessioni induce la sua lettura. Non posso nemmeno scrivere dei personaggi che “vivono” nell’opera di Hugo. Dovrei scrivere pagine e pagine, e certamente scorderei qualcosa facendo torto ai personaggi e all’autore. E allora…

Victor, sediamo un po’, l’uno accanto all’altra. Sediamo qui, dove “tutto vi converge e vi si confronta”, dove ogni cosa ha la sua forma definitiva; sediamo qui dove ha fine “l’immenso smottamento della società”, qui dove “non ci sono più false apparenze”, dove “l’immondizia si leva la camicia”, dove tutto è ciò che veramente è, sediamo. Tu non hai idea, o forse lo sai maledettamente bene, cosa si prova a ogni tua parola. E, tu che puoi, chiama qui, per un momento ancora, Jean Valjean.

Jean, tu sai perché ho voluto incontrarti in questo luogo. Non in chiesa, non al convento, non in casa tua, non in quella della tua adorata Cosette. E nemmeno al bagno penale o fra i fuochi della rivolta. No, ho chiesto a Victor di condurmi qui, perché è qui, che scorre la storia dell’umanità. Qui, dove non ha ciprie né profumi a disposizione, dove non ha maschere, non ha belletti né pennacchi, non ha alcun trucco da sfoggiare dinanzi agli occhi stupefatti dell’ignaro passante. È qui, che voglio abbracciarti e manifestarti tutto l’affetto e la riconoscenza. Abbraccio te e, con te, tutti i “protagonisti”, gradi e piccoli, che hanno provocato in me, ancora una volta, una moltitudine di emozioni indescrivibili. Non ti scorderò. Volevo dirtelo.

E ora abbraccio te, Victor. Te, che incontrerò ancora e ancora mi racconterai, come solo tu puoi, la storia dell’umanità sommersa. Mi racconterai ancora di quell’innocenza che non ha bisogno di alcuna “Altezza”, ma che è “augusta tra gli stracci come tra i gigli di Francia”. Mi racconterai di quanta forza e di quanta bellezza siano nell’animo del giusto. Mi racconterai con tutta la tua travolgente capacità della miseria, della lotta sociale, del sentimento che muove l’onesto, così come quello che muove l’infame. Mi racconterai dell’uomo che indossa la maschera e rappresenta la sua commedia in superficie, ma che la smette là, dove le regnano le tenebre ma non vi sono segreti, là, nella cloaca dove si rifugia l’innocenza.
Grazie Victor.

P.S. Se qualcuno si chiedesse perché ho scelto la cloaca come luogo d’appuntamento con Victor e Jean, troverà la risposta “fra le righe”, nelle pagine a essa dedicate.