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Il conte di Montecristo

Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas, Lanfranco Binni "Solo chi abbia provato l'estremo dolore è in grado di percepire l'estrema felicità".

Quando nella vittima s’insinua lo spirito della Provvidenza, tremino i carnefici, perché prima o poi la sua mano colpirà.
E questo accade con Edmond Dantès, annientato dall’altrui invidia e gelosia, calunniato e accusato ingiustamente, e ingiustamente condannato da chi, sapendolo innocente, scelse la convenienza alla verità.
Solo la speranza salva dalla pazzia, la speranza di poter ottenere giustizia, un giorno. Ci vorranno quattordici anni prima di respirare aria pura, quattordici anni prima di uscire dal buio soffocante delle segrete. Non per atto di giustizia. Per ingegno e volontà. E arrivato il giorno, non rimane che preparare, con cura meticolosa, un piatto, unico ed esclusivo per ogni commensale. Un piatto che va servito freddo. Un piatto ch’è sempre indigesto. Poi, si può rinascere.

Con voi, caro Dumas, non si legge, si sogna!
Non so perché, ho avuto l’impressione, leggendo, di intravedervi, in un angolo, a osservarmi con un sorriso ironico, tanto, che l’ironia sfiorava le pagine, le righe, le parole. Anche le più drammatiche. Anche le più crudeli. Assaporavate forse l’effetto che sortivano? Pregustavate forse l’espressione del mio viso, una volta giunta alla fine dell’avventura? Bene, non credete sia ora di scostarvi da quel cantuccio?... guardate, laggiù. Una vela bianca, grande come un’ala di gabbiano. Vola leggera nel cielo liquido. La vedete?
Ora vado. Ma lasciate che vi dica, prima di salutarvi: siete un geniaccio, caro Dumas!
Permettete un’ultima parola. Dovrei tacere. Potrei farlo. Ma sento la necessità di dirvelo. Siete un genio, e lo siete in modo diabolico. Perché? Perché mi avete tolto sonno e fiato, e solo dopo aver ripreso a respirare, mi sono resa conto di aver vissuto nel vostro romanzo senza accorgermi del tassello mancante. Quale, chiedete? Suvvia, lo sapete benissimo. Se non ne fossi certa, vi suggerirei un nome. Hugo!

* Il tassello cui faccio riferimeno è la profondità di Hugo... Hugo scava e penentra fin nelle pieghe più remote dell'animo umano, lo rivolta e ne svela ogni segreto. Questo, Dumas non ce l'ha... ma la sua genialità, che è diabolica, sta proprio qui, non ti accorgi di quel tassello mancante fino a che non ti passa la sbronza letteraria. Solo dopo te ne rendi conto, dopo aver penato, riso, pianto, provato rabbia, incitato con un ghigno diabolico Dantès perché colpisca con ferocia i malvagi. E la mia impressione è che Dumas lo sapesse benissimo, c'è un filo di ironia costante, si percepisce appena... forse se la rideva perchè davvero bisogna essere diabolici e geni per fare tutto questo.