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Vacanze matte

Vacanze matte - Richard Powell, Carlo Rossi Fantonetti, Luca Briasco, Francesco Piccolo Titolo originale “Pioneer, go home!”
Sono stati al sud per una villeggiatura e stanno tornando su, nel New Jersey, dove il signor Kwimper intende lavorare un po’ per avere nuovamente diritto alla disoccupazione ed essere in regola per la pensione.
Il cartello sullo steccato di sbarramento recita “Assolutamente vietato il transito al pubblico”.
“Ma dopo tanti anni che prendeva l’indennità di disoccupazione e l’assistenza per i figli a carico e tutta quell’altra roba papà mica si considerava il Pubblico”.
Se non ci si considera il Pubblico, il divieto non ha alcun valore. Si passa a fianco della barriera e si marcia sulla nuova via. fino a quando il carburante finisce e la macchina si ferma. A quel punto non rimane che sistemarsi, organizzarsi e, perché no, sognare un mondo diverso.
«Chissà che tipo di mondo cercheremmo di rifare,»
disse Holly con quella sua aria di tizia che sta sognando.
«Vorremmo cambiarlo molto?»
Fu una domanda che ci diede da ponzare. Mica era una cosa facile trovare i cambiamenti che uno poteva desiderare. Togliere di mezzo quegli involti di cellofan che uno non riesce mai ad aprire? Far sparire le macchine che filano a cento all’ora e i coltelli a serramanico e i juke boxe che urlano a tutto volume? E far venire un governo grosso incaricato di badare alla gente piccola o della gente grossa incaricata di badare a un governo piccolo? A pensarci bene capii di non aver abbastanza cervello per capire cos’avrebbe voluto il resto dell’umanità e conclusi che non mi sarei fidato a cambiare lo stato delle cose solo in base alla mia parola.

Se non cambiano il mondo, ne creano uno nuovo. Tutto loro. “È come essere pionieri” afferma entusiasta Holly.
Papà Kwimper frena: «Non voglio che nessuno ci rimproveri d’aver voltato le spalle al governo per metterci a fare i pionieri. Se tutti quelli che gli salta in testa si mettono a fare i pionieri, dove finisce il governo?». Già, dove finisce?
E s’ingegnano i Kwimper, s’inventano un’attività, perché alla fine qualcuno arriverà anche da quelle parti, no? E se servono soldi, basta tornare nel “vecchio mondo” e trovare una banca. Che ci vuole!
“Quando avete bisogno di soldi da una banca tutto quello che vi occorre è di essere uno che merita tutta la fiducia di questo mondo oppure uno che non ne merita neanche un po’, e io dico che se la maggior parte della gente non ottiene niente è proprio perché sono tutti a metà strada”. E prosegue l’avventura.
Lo sgrammaticato e semplice Toby, col suo stupefacente (e talvolta irritante) candore, con quella capacità di vedere il buono anche dove il buono non c’è, ci pone di fronte a uno specchio, oltre il quale si apre un mondo diverso.
«A questo mondo c’è anche quella cosa che si chiama sentimento».
Con un po’ di coraggio, anche noi possiamo scegliere da quale parte stare.

Grottesco, surreale, insolente, velatamente anarchicheggiante. Una critica alla società, al sistema sociale, politico, economico, burocratico. Americano, certo. Degli anni ’50, certo. Così lontano da oggi? Così lontano da noi?

Lettura leggera, ma non banale.
Sulle righe si sorride, fra le righe si riflette. Direi che per un libro leggero non è poca cosa.