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La mia storia con Mozart

La mia storia con Mozart - Éric-Emmanuel Schmitt, Alberto Bracci Testasecca A 15 anni si soffre d’aver quindici anni. Non si è più bambini e non s’è ancora adulti. Si lascia la riva del fiume nota per raggiungere la nuova. Non si può tornare indietro. Si nuota contro le minacce della corrente, con la paura di non farcela, di finire sott’acqua prima d’aver raggiunto l’altra sponda. È così anche per Eric-Emmanuel. Soffre, tanto da pensare al suicidio. Magari come Seneca: tagliarsi le vene nella vasca da bagno e affogare la sua vita nell’acqua. Però… che fastidio l’idea di farsi ritrovare così, morto e, soprattutto, nudo. Suicidio rimandato per pudicizia.
In preda al suo profondo malessere, accompagnato dal professore di musica, si reca con i compagni ad assistere alle prove dell’Opera di Lione. Mozart: Le nozze di Figaro. Entra una donna. Troppo grossa. Troppo truccata. Troppo impacciata. In panico come una balena arenata. Poi, inizia a cantare. Ed è magia. La donna si trasforma. Nessuna è più femminile di lei. Nessuna ha tanto fascino quanto lei. Stregato dalla sua voce, dalle sue parole. “Dove sono i bei momenti di dolcezza e di piacer…”. La musica fa miracoli. Tornano la forza e la meraviglia. La bellezza travolge. La vita irrompe.
Potenza della musica. La musica che sa condurre dalla disperazione alla gioia. Che fa scoprire l’assoluto della Bellezza. Che fa passare dal nulla all’essere. Mozart ne è maestro. Fra le note racconta la vita, l’umanità e le sue contraddizioni, le passioni e i valori. E se la vita continua a essere circondata dalla morte, non ne ha però il sapore.
Così, il quindicenne salvato dalla Bellezza di Mozart inizia, da quel momento, il suo carteggio col caro Wolfang Amadeus.
Sono parole d’amore profondo. Riflessioni sulla musica e non solo.
Riporto il passo seguente, lo trovo carico di significati, e vorrei condividerlo.

“Arrossisco se penso che c'è stato un tempo in cui mi sono vergognato di amarti. Sciocca riserva che non provo più. Dire "mi piace Mozart" significa mettersi nudi e ammettere che gli altri possano ancora scorgere in fondo alla tua anima un bambino, una gioia, un'allegrezza. Dire "mi piace Mozart" significa gridare di voler ridere, giocare, correre, rotolarsi nell'erba, abbracciare il cielo, carezzare le rose. Mozart è la vitalità, le gambe scattanti, il cuore che batte, le orecchie che ronzano, il sole che abbraccia caldo le nostre spalle, il lino della camicia che sfrega la pelle, lo stupore del vivere.
Tu dai lezioni di felicità restituendo alle cose il loro sapore, estraendo dall'attimo un gusto di fragola o di mandarino. Piccola musica notturna? No, grande musica della luce. La nostra esistenza viene gaiamente rinnovata in un canto di giubilo dove anche il dolore e la disgrazia trovano il loro posto, perché essere felici non vuol dire proteggersi dalla disgrazia, ma accettarla.
Quando penso che mi sono vergognato!... Vergognato di averti amato prima. E di amarti ancora.
Vergognato di essere così scarsamente evoluto.
Ora non lo dico più di nascosto, lo proclamo:
Mozart, ti amo. E quando dico Mozart non intendo solo il tuo nome, intendo il cielo, le nuvole, il sorriso di un bambino, gli occhi dei gatti, la faccia delle persone a cui voglio bene; il tuo nome diventa il codice cifrato che designa ciò che è degno d'amore, di ammirazione, di meraviglia, ciò che sconvolge e pizzica il cuore, tutta la bellezza del mondo.
Sono passato dalla parte della vita. Ci vuole molto tempo per essere semplici”.