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La società dello spettacolo. Commentari sulla societa dello spettacolo

La società dello spettacolo. Commentari sulla societa dello spettacolo - Guy Debord, Carlo Freccero, Daniela Strumia, Paolo Salvadori Zitti tutti, va in scena il Potere!

Non c'è dialogo. Non c'è scelta. Gli individui sono testimoni passivi, ammirano le immagini, scelte dal potere, che sostituiscono la realtà. Il pubblico guarda non agisce e non reagisce. Reale e virtuale si confondono, perdono identità. Si assiste così alla “rimozione di ogni verità vissuta sotto la presenza reale della falsità assicurata dall'organizzazione dell'apparenza”. È vero ciò che il potere mostra. Il resto è impostura. Il reale perde consistenza, è annullato, lo stesso accade all'individuo, alle sue necessità e ai suoi desideri, annientati per trasformare l'io in mero consumatore.
In questo modo, il potere manipola. Continuo rinnovamento tecnologico; fusione economico-statale; segreto generalizzato; falso indiscutibile; eterno presente.
La società dello spettacolo schiaccia, imprigiona e domina l’individuo, oramai isolato, in una società che s’è fatta, essa stessa, spettacolo.

“La coscienza spettatrice, prigioniera di un universo appiattito, limitato dallo schermo dello spettacolo, dietro il quale la sua vita è stata deportata, non conosce più se non gli interlocutori fittizi che la intrattengono unilateralmente con la loro merce e con la politica della loro merce. Lo spettacolo, in tutta la sua estensione, è il suo «segno dello specchio». Qui si mette in scena la falsa via d'uscita di un autismo generalizzato”.

Viviamo in una società dove tutto è merce, spettatore compreso. Dall’essere all’apparire. Questa l’evoluzione dell’individuo nella società dello spettacolo. Non guardiamo più le cose, ma la rappresentazione delle stesse. Non siamo altro che consumatori d’illusioni.

Guy Debord scrisse La società dello Spettacolo nel 1967. Profetico, o acuto osservatore? Una critica aspra rivolta alla società capitalistica e alla sua cultura. Non si può evitare, leggendolo, di fare un parallelo con la società attuale. E sorge una domanda. È ancora possibile un cambiamento?