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Nelle tenebre di Norimberga: parla lo psicologo del processo

Nelle tenebre di Norimberga: parla lo psicologo del processo - Gustave Mark Gilbert, Gianni Oliva, Davide Forno

Lo psicologo americano G.M. Gilbert seguì i 23 grandi criminali di guerra nazisti durante il processo di Norimberga.
Non erano degli stupidi. A eccezione di Streicher (che risultò avere un QI di 106) i test attitudinali rivelarono un’intelligenza superiore alla media (Schacht 143, Seyss-Inquart 141, Goering 138, Doenitz 138, ecc.). intelligenti e malvagi, verrebbe da dire.
Gilbert conversò con loro in cella, li ascoltò nei corridoi, seguì gli scambi di battute fra gli imputati, li osservò e li studiò per capire come fosse stato possibile, per questi uomini, aderire al movimento nazista e compiere i crimini di cui erano accusati. Annotò tutto in un diario a partire dal 20 ottobre 1945, giorno in cui giunse a Norimberga per occuparsi degli imputati.

Nel diario sono riportate le conversazioni confidenziali, le dichiarazioni di pentimento (reali o fittizie), le reazioni durante le udienze e dopo la sentenza. Sono omuncoli impauriti, alcuni ostili, altri cinici, altri ancora piagnucolosi, qualcuno deride e accusa altri incriminati, qualcun altro legge la Bibbia e prega.
Tutti stupiti d’essere considerati criminali. Nessuno capace di assumersi la responsabilità storica dei propri atti.
Questi miserevoli giganti del Reich, dopo aver preso parte all’indicibile, si affannano nel tentativo di salvarsi la vita. Lo fanno in modo meschino, patetico, grottesco, teatrale. Un carosello disgustoso. Goering nega qualsiasi responsabilità morale e legale per i crimini commessi dai nazisti.
Robberntrop dichiara che l’imputazione è diretta contro le persone sbagliate.
Hesse dice di non riuscire a ricordare.
Kaltenbrunner afferma di non ritenersi colpevole di alcun crimine di guerra, ma d’aver fatto soltanto il suo dovere.
Rosenberg sostiene che la natura del movimento antisemita era puramente difensiva.
Schachtnon non capisce perché lo accusano.
Streicher dichiara che il processo è un trionfo dell’ebraismo mondiale.
Keitel afferma che per un soldato, gli ordini sono ordini.
Doenitz sostiene che le accuse, che non lo toccano, sono un esempio del tipico umorismo americano.

Quattro i capi d’accusa:
1) Cospirazione allo scopo di commettere i crimini di cui agli altri capi d’accusa
2) Crimini contro la pace
3) Crimini di guerra
4) Crimini contro l’umanità

“… La storia saprà che è stata loro concessa la facoltà di dire qualsiasi cosa. Hanno subito un processo che essi, nei giorni del loro splendore, non hanno mai garantito a nessun uomo…”

12 dei principali imputati verranno condannati a morte per impiccagione, fra cui Goering che però si suiciderà prima dell’esecuzione. 7 condannati a pene detentive. 3 assolti. Ley si suiciderà prima che inizi il processo.

È un libro difficile da leggere. Fa male. Toglie il respiro. La domanda che si presenta ininterrottamente è “Perché?”.
Eppure erano “uomini” anche loro. Forse. O forse no.