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Patricija

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Era il 1825 quando Hugo lanciava il suo grido in difesa dei monumenti storici. Lo ripeté nel 1832. Un grido d’allarme, un appello forte, per scuotere le coscienze, per difendere un bene che appartiene all’umanità tutta, un bene di cui tutti siamo responsabili. Tutti, nessuno escluso. Un grido potente contro la barbarie dell’ignoranza, dell’arroganza, della speculazione, un grido potente contro il restauro distruttivo a danno del patrimonio artistico e monumentale. Parole che potrebbero essere state scritte oggi.

…Ci sia permesso di trascrivere qui ciò che dicevamo al riguardo nel 1825: «Bisogna arrestare il martello che mutila il volto del paese. Una legge basterebbe; che la si faccia. Quali che siano i diritti di proprietà, la distruzione di un edificio storico e monumentale non deve essere permessa a questi ignobili speculatori, il cui interesse accieca il loro onore; miserabili uomini, e così imbecilli da non comprendere nemmeno di essere dei barbari! Ci sono due cose in un edificio, il suo uso e la sua bellezza; il suo uso appartiene al proprietario, la sua bellezza a tutti; distruggerlo è dunque oltrepassare i propri diritti».
Questa è una questione di interesse generale, di interesse nazionale. Tutti i giorni, quando l’interesse generale leva la voce, la legge fa tacere i guaiti dell’interesse privato. La proprietà privata è stata spesso ed è tuttora in ogni momento soggetta a correzioni nei sensi della comunità sociale. Si compra di forza il vostro campo per farne una Piazza, la vostra casa per farne un ospizio. Si comprerà anche il vostro monumento. Se serve una legge; lo ripetiamo, che la si faccia. Qui, sentiamo le obiezioni levarsi da ogni parte:
«E le Camere dovrebbero trovare il tempo? Una legge per così poca cosa!».
Per così poca cosa!
Ma come! Abbiamo quarantaquattromila leggi di cui non sappiamo che fare, quarantaquattromila leggi tra cui ce ne sono a malapena dieci buone. Tutti gli anni, quando le Camere sono in calore, ne partoriscono a centinaia, e ve ne sono tutt’al più due o tre che nascono vitali. Si fanno leggi su tutto, per tutto, contro tutto, a proposito di tutto. Per trasportare i cartoni del tale ministero da una parte all’altra della Rue de Grenelle, si fa una legge. E una legge per i monumenti, una legge per l’arte, una legge per la nazionalità della Francia, una legge per i ricordi, una legge per le Cattedrali, una legge per i grandi prodotti dell’intelligenza umana, una legge per l’opera collettiva dei nostri padri, una legge per la storia, una legge per l’irreparabile che viene distrutto, una legge per ciò che una nazione ha più sacro dopo il futuro, una legge per il passato, ma questa legge giusta, buona, eccellente, santa, utile, necessaria, indispensabile, urgente, non si ha il tempo di farla, non la si farà!
Ridicolo! ridicolo! ridicolo!