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Bel-Ami. Ovvero: l’ascesa di un nulla rampante.

Bel-Ami - Guy de Maupassant

Bel-Ami. Ovvero: l’ascesa di un nulla rampante.


Georges Duroy è un omuncolo vuoto e inetto ma cinico e smargiasso quanto basta. La sua pochezza è pari alla brama di successo che nutre per cui è disposto a usare tutto e tutti. La sua pochezza è altresì pari al fascino che esercita sulle signore. Signore che si apprestano a soddisfare i suoi appetiti di carne e di potere. Una lisciata al baffo, una parola, un gesto e si sale di un gradino. Su su, fino all’ultimo. E poi ancora.
Zerbini al servizio del millantatore. Di bell’aspetto e buone maniere, bien sûr!
Se Bel-Ami è sgradevole nel suo essere sleale e profittatore, trovo ancor più miseri i personaggi che lo circondano. La sua scalata sociale si realizza grazie al loro placet, alla loro complicità, alla loro meschinità. Se Bel-Ami agisce come agisce è perché chi lo circonda è della sua stessa pasta. Se non peggiore.
E così, l’incantevole Georges è – contemporaneamente – artefice e vittima della tela che tesse in una società fatta di vicende pubbliche e incontri segreti, di cerimoniali e disonestà, di promesse e inganni.

 

Oh, questa mediocrità borghese! Quanto la disprezzavi, Guy?
Hai raccontato senza esprimere giudizi morali e nonostante ciò hai polverizzato una fetta d’umanità.
Fossi qui, oggi. Avresti di che divertirti.