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Maupassant e "l'Altro" - Alberto Savinio

“…Parlando di Parigi e comunque della Francia anteriore alla Grande Guerra, si parla implicitamente e più profondamente di Maupassant che se personalmente si parlasse e isolatamente di lui. Tutto era Maupassant nella Parigi e nella Francia anteriore alla Grande Guerra, in quanto Maupassant era in tutto che costituiva Parigi e la Francia anteriore alla Grande Guerra. Questa l’universalità di Maupassant: la sua universalità «passiva», la sua universalità ristretta al solo terroir. Maupassant era negli uomini e nelle cose della Francia: della Francia che ha vissuto la sua vita democratica e mediocre tra il Settanta e il Quattordici: in tutti gli uomini e in tutte le cose. Egli stesso era un uomo e una cosa della Francia tra il Settanta e il Quattordici; e quando Nivasio Dolcemare arrivò a Parigi nel febbraio del 1910 egli in ogni uomo e in ogni cosa di Parigi, e a poco a poco in ogni uomo e in ogni cosa della Francia, dai Vosgi ai Pirenei e dall’Atlantico al Mediterraneo, trovò altrettanti Maupassant…”.

 

Questo trova Nivasio (anagramma di Savinio) quando arriva per la prima volta quella sera del 25 febbraio a Parigi.

Nivasio (come Savinio) ha esattamente 18 anni e sei mesi, essendo nato ad Atene il 25 agosto 1891.

E così Savinio/Nivasio ci racconta Maupassant e “l’altro”.

Uno scritto acuto, un capriccio carico d’insolenza e follia. Quel doppio che accompagna fino alla soglia dell’inafferrabile, dell’incomprensibile.

Nivasio/Savinio, Maupassant e “l’altro”.