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Patricija

Gatta ci cova

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I sommersi e i salvati - Primo Levi

Chissà quanta forza c’è voluta. Chissà quanta sofferenza è costata la stesura di questo saggio a Primo Levi.
È un’analisi feroce, acuta, lucida, obiettiva. È un bisturi che lavora con precisione terrificante. Lavora sugli aguzzini e sulle vittime. Lavora sulla “zona grigia” composta di oppressi fatti oppressori, lavora su chi sapeva e ha taciuto, su chi vedeva e s’è finto cieco. Lavora sul senso di colpa del “salvato” cui pesa come macigno la domanda “perché io e non un altro?”. Un’indagine che scava nel profondo del genere umano capace di “costruire una mole infinita di dolore”.
Lettura drammatica, spessa, potente. Non si trovano le parole per dare una dimensione allo scritto di Levi.
Quei “salvati” sono “sommersi scampati”. Per onorare i sommersi, per dare un senso al dolore dei salvati è nostro dovere ricordare, tramandare le loro testimonianze.
È nostro dovere per loro, per noi e per chi sarà dopo di noi.
Non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Perché la vittoria del male avverrà il giorno in cui ciò che è stato sarà dimenticato.

 

“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.