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Patricija

Gatta ci cova

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Mio caro don Chisciotte,
sono passati decenni dal nostro primo incontro. Bimbetta settenne, m’accompagnasti per mano nel tuo mondo incantato.
Imparai a vedere il bello grazie a te che iniziata l’avventura trasformasti in castello l’osteria. E sempre grazie a te capii che anche la più folle delle idee si può coltivare e nutrire come il fiore più bello.
Ridano pure gli stolti. Continuino a ravvisare mulini a vento al posto dei giganti.
Ci salutammo alla fine del viaggio. Sapevo che avrei potuto ritrovarti. E così è stato.
Oggi, ti ho seguito come feci allora. E ritrovo la dignità, la saggezza e la bontà che varcano i confini della follia, quella follia che appartiene esclusivamente ai puri d’animo. E che forse vien chiamata follia in luogo di saggezza o sapienza intrisa d’intelligenza e nobiltà. Vien chiamata follia la smisurata ambizione di sanare soprusi e ingiustizie. Perché solo quella follia fa nascere chi deve resuscitare quelli della Tavola Rotonda, i Dodici di Francia, i Nove della Fama. Solo quella follia dà vita a chi deve cacciare nell’oblio i Piatir, i Tablante, Olivante e Tirante, i Febo e i Belianigi e tutti i cavalieri erranti. E se per il tuo coraggio senti “scoppiare il cuore in petto per la voglia che ha di affrontare quest’avventura, quanto più essa si annunzia difficile”, a me che ti seguo fa lo stesso effetto.
Il cuore scoppia in petto ogni volta che la fantasia sfida con irriverenza la realtà, scoppia in petto quando l’ordinario si fa straordinario, quando la diversità se la ride della normalità. Il cuore scoppia in petto per ogni diversità che si fa vessillo e procede a testa alta senza piegarsi al volere dei “normali”.
Quei “normali” che vivranno savi e morranno folli, mentre tu, come tutti i puri di cuore, potrai fare il contrario. Non prima d’aver lasciato al mondo un segno indelebile. Un sogno. Non importa quale. Ognuno troverà il suo.
Viviamo folli finché possiamo, ché a morir savi siam sempre a tempo.

 

Giace qui l’hidalgo forte
il cui valore arrivò
a tal punto che ebbe in sorte
che la morte non trionfò
della vita con la morte.
Poco il mondo calcolò.
Se ebbe d’orco la figura,
un’insolita misura
la ventura in lui provò:
visse pazzo e morì savio.

 

Adiós, don Chisciotte. Un abrazo.