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Max Stirner. Vita e opere - John Henry Mackay, Claudia Antonucci

John Henry Mackay scoprì nel 1887 “L’unico” che lo colpì tanto da fargli dedicare parte della propria vita alla ricerca di fonti, documenti, notizie attendibili su Max Stirner uomo e pensatore, autore di quell’opera folgorante ch’è “L’unico”, morto a 49 anni povero, solo e rinnegato.
Come afferma il poeta:
"Non è un libro che si lascia leggere tutto d'un fiato. Non è neanche un libro che si può soltanto sfogliare. Deve essere continuamente ripreso e riposato, perché i pensieri che suscita si attenuino e i sentimenti di ribellione vengano filtrati. Ogni volta che ci si avvicinerà di nuovo però il suo effetto sarà più persistente e il suo fascino più intenso…"
Mackay s’impegnò a ricostruire la vita di Stirner, addentrarsi nel suo pensiero e analizzarne la potenza. Lo fece con la meticolosità dello studioso e la passione del poeta.
Il suo lavoro venne pubblicato in tre edizioni nel 1898, 1910 e 1914. Quest’ultima versione è stata tradotta (da Claudia Antonucci) in italiano e, per la prima volta, pubblicata dalla casa editrice Bibliosofica.

 

Non è una biografia. Non solo. È un atto d’amore verso il padre di quell’opera, “L’unico e la sua proprietà”, sequestrata appena pubblicata e poi liberata perché giudicata troppo “assurda” per essere pericolosa.

 

Commosse e commoventi le parole di Mackay dedicate all’ultima “dimora” di Max Stirner:
“Nuove tombe hanno circondato quella vecchia e deve essere faticoso cercarla per chi oggi volesse farlo.
sulla targa le lettere dorate perdono il loro lustro. Ma mentre si sbiadiscono, quel nome riflette la sua luce vittoriosa attraverso la notte del nostro tempo e annuncia il domani, il domani della libertà del genere umano.
Già il nuovo tende le mani per ricevere la benedizione e per utilizzarla per la felicità.
Questa tomba non può e non dovrebbe essere niente di più per questa nuova generazione.
Perché colui che giace lì, rivive - vive in essa: nelle sue speranze e nei suoi desideri.
Nuove tombe hanno circondato quella vecchia.
Verrà - dopo "altri cinquant'anni" - il giorno in cui anche quelle nuove tombe affonderanno e forse il cimitero sarà diventato un giardino pubblico nel quale i bambini del domani giocheranno noncuranti intorno alla lastra fissa. La persona che passerà, ancora legata in tetra schiavitù, camminerà vicino al nome che parla silenziosamente da lì, oppure saprà che quello che si chiamava Max Stirner ha conquistato, primo tra tutti, per loro la libertà, nei cui raggi egli cammina, a testa alta e più felice di coloro che hanno vissuto prima di lui."

 

Un dono per cui sento doveroso dire grazie alla casa editrice Bibliosofica.