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Patricija

Gatta ci cova

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Il sottosuolo è misterioso e magnifico. Custode del fantastico e dell’orrorifico. Capace di suscitare entusiasmo e spavento. Meraviglia, sempre.
Hanta conosce il sottosuolo. Da trentacinque anni vi pressa carta. Di tutti i tipi. Libri, riviste, carta sanguinolenta da macellaio. Parole e silenzi. Vita e morte. Il sapere è lì, passato dalla luce di sopra alle tenebre di sotto, attende l’ora del “giudizio”.
Hanta salva qualche creatura. Lo fa a modo suo. Ingegnosamente.
Succhia parole come caramelle, beve frasi come liquore.
Si occupa del pensiero sapendo che i cieli non sono umani così come non è umano l'uomo che si occupa del pensiero.
Legge. E sogna.

 

“… rabbrividivo e sbigottivo sopra Hegel, il quale mi insegnava che l'unica cosa di cui si può aver terrore al mondo è ciò che si è calcificato, il terrore delle forme rigide, morenti, che l'unica cosa da cui si può aver gioia è quando non soltanto il singolo, ma anche la società umana riesce a ringiovanire attraverso la lotta, a conquistare attraverso forme nuove il diritto alla vita umana.”

 

Legge. Beve. E sogna.
Si può passare dall’inferno al paradiso. Così ha fatto Mancinka, così fa Hanta. L’una siede su una poltrona come una regina, regge una rosa profumata mentre si fa ritrarre. L’altro è raggomitolato nel tino della pressa fra carta e libri, il dito come segnalibro su una frase di Novalis: “Ogni oggetto amato è il centro del Paradiso terrestre”.

 

Claustrofobico e visionario. Crudo e poetico. Doloroso e commovente.
Magnifico sbigottimento.
Lontano sento le mosche carnarie ronzare fra silenzi e parole.
All’orizzonte, o forse oltre, su una panchina un uomo sorride. Ha in grembo mazzetti di viole del pensiero. Anche loro sorridenti.
Hanta/Hrabal, io voglio che il tasto verde sia un sogno e la visione all’orizzonte la realtà figlia di quella forza conquistatrice del diritto alla vita.

 

Ho scritto un commento indegno, me ne rendo conto. Ma sento un subbuglio che non si spiega. Chissà se mi perdonerai, Bouhmil. Provaci. :-)