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L’uomo comprende. L’imperatore abdica.

I cento giorni - Joseph Roth, Ervino Pocar

20 marzo – 8 luglio 1815.
Cento giorni. La fuga dall'Elba per riconquistare il trono, la disfatta di Waterloo, l’esilio a Sant'Elena.
Cento giorni. Tanto durò.
“Viva l’imperatore!” è il grido del popolo. Ha promesso libertà e dignità a tutti. Ma chi è entrato al suo servizio ha messo la propria libertà, la propria dignità e la propria vita nelle sue mani.
Lui “il padre della viola” come lo hanno chiamato per la sua predilezione verso quel fiore umile e valoroso non stima il suo popolo ma ne ambisce il favore.
Allo stesso modo non apprezza l’amore ma vuole possedere le donne. Non crede nella fedeltà e nell’amicizia, ma ne è continuamente alla ricerca. Disprezza il mondo, e lo vuole conquistare. Si fida degli uomini solo dopo che son morti per lui. La morte, ecco il prezzo da pagare per la fiducia dell’imperatore.
“Viva l’imperatore!”.
Anche Angelina Pietri c’è in quei cento giorni. Lei non è imperatrice. Non è nobile. Angelina è una servetta, una delle tante entrate a corte. È innamorata del suo imperatore come tutte le donne di Francia. Ha persino rubato un fazzoletto che gli appartiene. Di notte, quando le compagne di stanza dormono, lo posa sul cuscino e vi immerge il viso. Suo figlio perderà la vita in battaglia. Piccolo e gracile tamburino. Napoleone si ricorderà di lui e di sua madre. Un momento di umano sentimento, di compassione verso due creature quasi sconosciute. Poi il comando secco. L’ordine di seppellirlo. In fretta. Sguaina la spada, l’abbassa sul povero sepolcro. “Per tutti, per tutti!”, mormora.
Angelina ora sa. Le sue parole: «Era mio figlio. Ha amato l'imperatore. Come io lo amo...». Lo piange con occhi aridi e cuore pesante. Quasi lo invidia. Suo figlio è morto a seppellirlo sono state le mani dell’imperatore.
“Viva l’imperatore!”.
L’imperatore è grande, l’uomo è piccolo. L’imperatore è forte. L’uomo, debole. L’imperatore è ardito. L’uomo, timoroso. L’imperatore è determinato. L’uomo, pieno di dubbi.
Ed è l’uomo, non l’imperatore a comprendere che non si può riporre la propria fede nella violenza, nel potere e nel successo.
“Viva l’imperatore!”.
L’uomo comprende. L’imperatore abdica.
La donna ama. “Viva l’imperatore!”. Nulla conta più.

Ho provato una pena infinita per Angelina e per quel popolo che hanno riposto le proprie vite nelle mani di un solo uomo.