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Patricija

Gatta ci cova

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Una scrittura femminile azzurro pallido - Franz Werfel, Renata Colorni

Vienna 1936.

Leonida ha iniziato la sua ascesa indossando il frac ereditato da un compagno di studi morto suicida.

Ora, a cinquant’anni appena compiuti, è al culmine della sua carriera. Neo capodivisione al «Ministero per il Culto e l’Istruzione». Posizione raggiunta grazie alla donna che l’ha voluto sposare a dispetto di tutto e di tutti elevandolo allo status di cui gode.

Lo sa bene León, perché mai è riuscito a superare la discrepanza “fra sé e lei, quel divario voluto da Dio fra una donna nata Paradini e un uomo nato mangiatore di merda”.

Ed eccolo, l’uomo mediocre che di fronte a una lettera dalla scrittura femminile azzurro pallido trema in preda alla paura. Riemergono ricordi, meschinità, menzogne.

Fantasmi del passato che s’affacciano inquietanti in quella società decadente e folle pronta ad accogliere i primi aliti antisemiti.

"Chi ha rimorso per un proprio atto, solo da sé potrà darsi il perdono”.

C’è chi lo fa come se fosse l’atto più semplice e naturale. Un colpo di spugna, un respiro, uno sbadiglio e via. Tutto si cancella per sempre e la coscienza risplende e profuma di bucato.

 

Come spesso accade, i codardi, così abili a prendere al volo il treno del disonore, non riescono - quando si presenta l’occasione - a salire su quello del riscatto.