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Non volete il progresso? Avrete le rivoluzioni (Italian Edition) - Victor Hugo

È il 15 gennaio 1850 quando Victor Hugo, deputato dell’Assemblea costituente, tiene il suo discorso sulla libertà e la laicità dell’insegnamento. Si schiera contro il partito cattolico, maggioritario nell’Assemblea.
È un discorso contro la scuola clericale, per una scuola laica, libera, aperta.
In questo suo intervento, per la prima volta si parla di “diritto del fanciullo”. Istruzione primaria di primo grado obbligatoria, gratuita per tutti i gradi. L’istruzione è sacra, eleva.
Dice, Hugo: “Ovunque esiste un campo, ovunque esiste un’anima, esista anche un libro. Non un comune senza una scuola, non una città senza un collegio, non un capoluogo senza una Facoltà. Un vasto insieme, o, per meglio dire, una vasta rete di laboratori intellettuali, licei, ginnasi, collegi, cattedre, biblioteche, riversanti i loro raggi sulla superficie del paese, ridestanti dappertutto le attitudini e riscaldanti ovunque le vocazioni!”.

Sottolinea la necessità di separare la Chiesa dallo Stato: Io voglio, dunque, e lo voglio sinceramente, fermamente, ardentemente, l’insegnamento religioso della Chiesa e non l’insegnamento religioso di un partito. Io lo voglio sincero e non ipocrita! Io lo voglio col fine del cielo e non col fine della terra! Io non voglio che una lampada distrugga l’altra, non voglio confondere il professore col prete. […] Sino al giorno, che io invoco con tutta l’anima, nel quale la libertà intera dell’insegnamento potrà essere proclamata, io voglio l’insegnamento della Chiesa dentro la Chiesa, e non al di fuori. Io considero come una burla il far vigilare l’insegnamento del clero, non dallo Stato, ma dal clero stesso. In una parola io voglio, lo ripeto, quello che volevano i nostri padri, la Chiesa da sé e lo Stato indipendente”.

È un discorso dalla forza dirompente. Quella forza che dà respiro e fiducia a chi crede fermamente che un mondo migliore sia possibile.

La legge del mondo materiale è nell’equilibrio; la legge del mondo morale nell’equità. Dio si ritrova sempre, alla fine di tutto. Non lo dimentichiamo ed insegnamolo a tutti: non vi sarebbe nessuna dignità nella vita se dovessimo morire per intero. Ciò che alleggerisce la fatica, ciò che santifica il lavoro, ciò che rende l’uomo forte, buono, saggio, paziente, benevolo, giusto, umile e grande, degno della intelligenza, degno della libertà, è l’avere avanti a sé la perpetua visione di un mondo migliore scintillante di luce attraverso le tenebre di questa vita.
Quanto a me, poiché l'azzardo vuole che sia io quello che parla in questo momento e pone delle parole così gravi sulle labbra di chi ha tanta poca autorità, mi sia permesso di dirlo qui e di dichiararlo; lo proclamo dall'alto di questa tribuna: io son di coloro che credono profondamente a questo mondo migliore; per me egli è molto più vero e molto più reale che questa miserabile chimèra che noi affrettiamo e che chiamiamo la vita; egli è sempre davanti ai miei occhi; io credo con tutta la potenza della mia convinzione, e, dopo molte lotte, dopo molti studi e dopo molte prove, egli è la suprema certezza della mia ragione come è la suprema consolazione dell'anima mia!

 

P.S. Talvolta ho bisogno di rifugiarmi nelle tue parole. Torno a te e so che ci sei. È bello saperlo.
A presto, Victor.

E grazie.