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Patricija

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La stenografa - M. Lunardelli, Viven Spitz

6 novembre 1946. Vivien Spitz, 22 anni, arrivò a Norimberga con l’incarico di stenografa al processo ai medici nazisti. Vivian, per metà tedesca, non voleva credere che i tedeschi avessero veramente compiuto le atrocità di cui si parlava. Ascoltò e trascrisse le testimonianze di vittime e carnefici. Sentì descrivere gli esperimenti medici, udì dalla viva voce dei superstiti le sofferenze e torture di brutalità inaudita patite.
Raccolse 11.538 pagine di documentazione.
- Esperimenti sulle altitudini
- Esperimenti sul freddo
- Esperimenti sulla malaria
- Esperimenti sulla rigenerazione di ossa, muscoli e nervi e trapianto di ossa
- Esperimenti sul gas mostarda
- Esperimenti con sulfamidici
- Esperimenti sull’acqua di mare
- Esperimenti sull’itterizia epidemica (epatite)
- Sterilizzazione
- Esperimenti sul tifo
- Esperimenti sul veleno
- Esperimenti con bombe incendiarie
- Esperimenti su flemmone, polygal e fenolo
- Collezione di scheletri ebrei
- Eutanasia
Gli imputati si ritennero “non colpevoli”. In nessuno di loro ci fu un barlume di rimorso.

 

Questa è la storia della violazione di massa dei diritti umani, la violazione della dignità della vita.
Ma è anche la storia dell’indifferenza di chi sapeva e ha taciuto, dei capi di stato che volsero lo sguardo altrove, dei capi della Chiesa che non si mossero contro quanto accadeva per paura di ritorsioni personali.
È la storia dell’apatia della gente comune che si voltò dall’altra parte quando i loro vicini vennero portati via. Non si chiesero perché. Non si sentirono coinvolti. In fondo non era toccato a loro.

 

Riecheggiano le parole del pastore tedesco Martin Niemöller:
“In Germania vennero prima per i comunisti. Non dissi nulla, perché non ero un comunista. Poi vennero per gli ebrei, e non parlai perché non ero ebreo. Poi vennero per i sindacalisti, e non dissi nulla perché non ero un sindacalista. Poi vennero per i cattolici, e non parlai perché ero un protestante. Poi vennero per me, e allora non c’era più nessuno che potesse parlare”.

 

P.S. Alla fine del libro c'è una parte dedicata alle fotografie. Lo sguardo si fissa negli occhi di quei medici, esseri umani che nulla hanno di umano. La domanda che si ripete è: perchè?