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Patricija

Gatta ci cova

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Gli Impiegati
Honoré de Balzac
Treni strettamente sorvegliati - Ales Jiranek, Sergio Corduas, Bohumil Hrabal

In un paesino della Cecoslovacchia occupata dai nazisti, Milosh, allievo ferroviere ingenuo e timido, dopo essere “sfiorito come un giglio”, tenta il suicidio. Tre mesi dopo riprende il suo posto nella piccola stazione da cui passano treni “strettamente sorvegliati” carichi di munizioni, soldati e bestiame destinato al macello.
Corrono i treni sui binari mentre il ticchettio dell’orologio scandisce lo scorrere della vita.
L’atmosfera è cupa. È “quell’anno lì, il quarantacinque”. I tedeschi cercano di resistere all’avanzata russa. Dalla stazioncina s’ode il rombo delle esplosioni, si vede il rosso dei fuochi lontani.
In un clima del tutto surreale si presenta, per Milosh, l’occasione di “rifiorire”. Diventerà uomo e, inconsapevolmente, eroe nel momento in cui perde di vista se stesso.

 

Prosa immaginifica, folle, comicamente tragica. Il sorriso ha un retrogusto amaro. Milosh ha in sé tutta la forza dei semplici e la delicatezza dei puri. Dolce e malinconico, doloroso e gaio. Di una tenerezza infinita. Ci si affeziona, non si può fare altrimenti. E rimane lì, in fondo al cuore, anche dopo aver chiuso il libro.

 

Bisogna essere bravi per mescolare orrore e poesia, Bohumil. Tu l’hai fatto.