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Patricija

Gatta ci cova

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I Buddenbrook - Thomas Mann

“Cos’è… cos’è?”. Così inizia la sinfonia dei Buddenbrook.
Nel crescendo orchestrale di sapore wagneriano la borghese famiglia scivola verso il disfacimento. Il primo movimento esprime la soddisfatta gaiezza del vecchio Johann e la determinazione del “console” suo figlio, politico oltre che commerciante.
Il secondo movimento ha quattro temi distinti che talvolta si uniscono, si fondono, s’allontanano, s’incontrano e si respingono. Ed ecco l’impalpabile Clara che svanisce senza aver mai dato consistenza al suo esistere; la sfortunata Tony che vive d’illusioni e apparenze; Christian, scomodo, ambiguo e imbarazzante, caricatura di ciò che vorrebbe ma non può essere; Thomas vanitoso e ossessionato dall’aspetto e dal successo, consapevole del declino ma attento a nasconderlo. Il “senatore” Thomas che tanto disprezza il fratello, ma che come lui indossa la maschera.
Il terzo movimento è tutto per Gerda, moglie di Thomas. Gerda ha un dono che ai Buddenbrook è negato: l’attitudine alla musica. Dono che trasmette al piccolo Hanno. Ed è questo dono che rende il bambino diverso e lo allontana dal mondo degli affari. Thomas ne è consapevole, sente che la musica impedirà a suo figlio di dare continuità a ciò che egli cerca di mantenere in vita. Divina e diabolica, carnale e mistica, tempestosa e dolce, sarà la musica a prendere per mano il giovane Hanno. Per sempre.
Ma non prima ch’egli abbia dato inizio con “un lento, inarrestabile crescendo, un’affannosa ascesa cromatica di selvaggio, irresistibile struggimento, repentinamente interrotto da improvvisi pianissimi, spaventosi e istigatori, come uno scivolare del terreno sotto i piedi e un immergersi nella bramosia…” all’ultimo movimento della sinfonia dei Buddenbrook.

 

«È così!». il sipario si chiude.

 

Fine della famiglia Buddenbrook, decadimento della borghesia, sfacelo dell’occidente.
Basta grattare appena appena la superficie della narrazione per scoprirne la profondità dell’analisi politica, sociale, culturale. E basta tendere l’orecchio della mente per entrare nel vortice della musica che accompagna l’opera manniana.
Molto bella la traduzione di Silvia Bortoli.