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Patricija

Gatta ci cova

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Le radici sono nella terra e negli uomini. Forse per questo in chi ha lasciato il proprio paese rimane quella malinconia, laggiù, in fondo all’anima, dov’è la sostanza delle proprie origini.
Anche se si tratta di radici indefinibili e fragili come quelle del protagonista, “bastardo” abbandonato all’ospedale e adottato per usufruire della “mesata”.
Anguilla ha lasciato il suo paese, è andato in America. Ha fatto fortuna. Ora è tornato alle sue colline. Nuto, che dalle colline non s’è mai allontanato, lo accompagna per trentadue sentieri che attraversano storia e memoria, delineano profili di volti e di case, aprono a pensieri e riflessioni profonde.
Trentadue sentieri che percorrono la vita e la morte, il dolore e gli affetti, l’ingiustizia del mondo e l’amicizia fraterna. E ancora, riportano in superficie immagini, suoni, voci, odori.
Trentadue sentieri per un viaggio di ritorno.


Linguaggio asciutto, talvolta secco, ma di grande potenza evocativa e simbolica.

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. E questo, Anguilla lo sa.

 

Riletto dopo tanti anni. Le emozioni sono amplificate.