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Patricija

Gatta ci cova

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Gli Impiegati
Honoré de Balzac
Notturno indiano - Antonio Tabucchi

Ti rendi conto delle dimensioni del libro solo quando l’hai finito.
Perché quando inizi, il viaggio si rivela qualcosa d’immenso, di affascinante e misterioso.
È il viaggio delle supposizioni, dove tutto sembra, è o potrebbe essere.
È il viaggio di uno che cerca un altro, ma è anche è il contrario. E può essere che l’altro sia null’altro che il proprio sé.
È il viaggio del perdersi e del cercare.
È anche il viaggio del non voler essere trovati.
È il viaggio dentro e fuori della cornice. Ciò che è dentro pare; ciò che è fuori, è.
È una storia allo specchio. Proiezione di ciò che sfugge alla coscienza e ancor prima all’occhio.

 

”…l'ingrandimento falsa il contesto, bisogna vedere le cose da lontano. Méfiez-vous des morceaux choisis”.

 

E tanta, tanta poesia. E saudade.
Ah, Tabucchi!, come ti voglio bene!