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Patricija

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Una commedia italiana - Piersandro Pallavicini

L’ottuagenario Alfredo Pampaloni, quello che fa la boccuccia a culino di gallina, è stato un industriale di formaggi noto nell’ambiente dell’alta borghesia di Milano. Suo figlio si chiama Rogoredo. Rogoredo sì, come il quartiere nella periferia milanese. Rogoredo, Ruguréd. Perché i primogeniti maschi Pampaloni devono avere il nome che finisce in “edo”. Parola di Carla – io narrante – che, per fortuna sua, all’anagrafe hanno registrato così e non Carpa come aveva dichiarato l’Alfredo Pampaloni.
Siccome il Pampaloni senior sta per defungere, invita i figli a Solària, nella casa di famiglia usata per le vacanze estive. Rogoredo arriva da Londra con la moglie e i due gemelli. Carla giunge col figlio Max e l’amica di sempre: l’Ottolina. Gigi, il marito di Carla è negli USA per un anno sabbatico.
”A Solària lo chiamano “il dotore” dal ’67, quando era arrivato in cabriolet, giacca bianca e fularino, e aveva sfoderato il libretto degli assegni per comprare il terreno su cui avrebbe costruito la villa”.
A Solària si avvicendano fatti e parole. A Solària, si tirano le somme. A fianco protagonisti, entrano in scena la vita e la morte, il tempo che sfugge e il denaro che nulla può. Gli affetti e l’amizia, valori assoluti che vanno oltre ogni ricchezza.

 

Farsesco e malinconico. Grottesco e tenero. Spunta il sorriso, erompe la risata. Come nella commedia all’italiana, un po’ dolce e un poco amara.