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Patricija

Gatta ci cova

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Rosa candida - Audur Ava Ólafsdóttir, S. Rosatti

Premetto: sono una “orchessa” priva di qualsivoglia sensibilità.

 

Lobbi ha ventidue anni, passa un quinto di notte d’amore con Anna, studentessa universitaria, amica di un amico. Nasce Flora Sol.

Lui è orfano di madre, ha un padre di 77 anni e un fratello gemello diversamente normale. Di Anna non sappiamo.

Lei continua a studiare, lui lascia l’Islanda per recarsi in un paesino del nord Europa presso un celebrato monastero per occuparsi del roseto più famoso al mondo.

Ora: signora Audur se mi dici dov’è Lobbi, mi devi dire anche dove va. L’hai spedito, per esempio, al Monastero di Kostanjevica? Mi piacerebbe saperlo. Non è un dettaglio utile alla narrazione? Allora non lo è nemmeno sapere dove sta dal momento che poi se ne va e non mi ha raccontato molto di dov’era.

Andiamo avanti.

Anna e la piccola Flora Sol di oramai otto mesi, dopo aver preso un aereo e quattro treni, raggiungono Lobbi.

L’intenzione di Anna è di lasciare la piccina con il suo papà mentre lei se ne va un mese altrove per finire di scrivere la tesi di laurea. Poi ci ripensa. Potrebbe rimanere in casa con Lobbi, studiare e preparare la sua tesi mentre lui si occupa della piccola.

Lobbi parla spesso con padre Tommaso. Gli dice e gli ripete che pensa spesso al corpo, alla morte. E? Non c’era posto per qualche bella riflessione, sai quelle che ti scavano anima e viscere, che graffiano e mandano in visibilio?

Andiamo avanti.

Per una decina di giorni Lobbi fa sesso ogni sera con la madre di sua figlia.

Signora Audur, fai fare l’amore ai tuoi personaggi e mai che tu descriva il piacere di una carezza, la meraviglia dell’odore di un corpo, la mutevolezza dei respiri, il goloso groviglio di corpi. Non si toccano? Toccarsi per conoscere, per scoprire. Il piacere è anche lì, dove le dita hanno quella sensibilità tattile estrema, amplificata. I polpastrelli. Hai presente? Ci sono anche per questo. Ma va bene, si può anche non parlarne. E allora ci va abilità per “vivere e vedere” senza raccontare.

Sorvolo sulla piccola prodigiosa Flora Sol che a nove mesi pronuncia persino qualche parola in latino.

E poi…

Lui compra tre pomodori, tre cipolle, tre peperoni e “TRE ROBE VIOLA” che non sa se sono ortaggi o frutti. Ci proviamo? Melanzane? Barbabietole? Altro?

E poi bis…

Si sa, il sole bacia i belli.

Ed è proprio in base a questo enunciato che se porti una bella creatura sulle spalle, anche se non hai un paio d’occhi extra installati sulla volta cranica sai per certo che il raggio di sole ha colpito lì.

 

L’idea di affrontare i temi della crescita, della ricerca, del cambiamento, della vita e della morte, della consapevolezza, della famiglia poteva rendere grande il libro. Invece l’ho trovato lieve lieve, quasi inconsistente.

La traduzione va di pari passo.

Devono aver regalato uno stock di virgole al traduttore. Ce ne sono uno sproposito. Con le virgole era compreso un cofanetto di “dò” voce del verbo dare, indicativo presente, prima persona singolare dal gusto antico.

Libro pluripremiato, pluritradotto. Amen.

Ma sono un’orchessa e troppa pudicizia mi fa male. Non date peso al mio commento.