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Patricija

Gatta ci cova

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Honoré de Balzac
Piazza d'Italia - Antonio Tabucchi

“So che questo libro è le mie radici, di uomo e di scrittore”, dice Tabucchi del suo libro d’esordio.

 

Personaggi appartenenti alla stessa famiglia i cui nomi si perpetuano di generazione in generazione, così come si tramanda la sorte. Un’eredità che attraversa la Storia tingendola di sangue e sudore, lotta e resistenza; eredità che attraversa il quotidiano e ne scandisce il tempo scavando una ruga nell’anima e nella carne a ogni fiato. Perché il popolo questo fa: lotta contro il Potere che lo vuole schiavo riverente, lotta per lavorare, lotta per mangiare. Lo fa con coraggio, con forza, con disperazione perché quello della Libertà è il vessillo più bello. Perché quello della Libertà, anche se è il vessillo dei sognatori, è il più importante. È un vessillo che vale quanto la vita. È il vessillo che si leva in alto, fino al cielo, in barba alla Storia e ai suoi artificiosi cambiamenti. Perché si sa, il destino della povera gente si perpetua come si perpetuano i nomi in questa favola amara e bella.
Un libro per chi, come Garibaldo, ha capito che l’acqua del mulino è di tutti come il grano che macina e che le guardie regie ci sono per ammazzare chi se n’è accorto.

 

Don Milvio dirà: “Siete tutti figli di Dio, dunque siete tutti uguali, dunque il grano è di tutti”.

 

Vorrei portare qualche chicco di grano in tasca in segno di fratellanza, vorrei poter offrire un seme a ogni essere umano che si trovasse a incrociare il mio cammino. Vorrei che ogni chicco di grano dato si moltiplicasse per trasformarsi in rinnovato dono.