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Patricija

Gatta ci cova

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Honoré de Balzac
Una vita intera - Robert Seethaler, Riccardo Cravero

Scrittura abile. Asciutta, diretta, chiara. Fotografica. Ha ritmo. Funziona. Almeno per un po’.
Il lettore siede di fronte a un apparato scenico austero e nel contempo semplice. Il protagonista attraversa i cambiamenti della sua vita, e della vita nel suo significato più ampio rimanendo ciò che è sempre stato. Però…
Però il fermarsi continuamente una parola prima di affondare lo stiletto, il garbo di rimanere sulla soglia senza mai varcarla con quel po' di prepotenza che fa sobbalzare, ecco, a me lasciano un senso di sospensione.
A dire il vero qualche sobbalzo l’ho avuto: mi sto ancora chiedendo come potevano esserci - a fine marzo - i piccoli di rondine nel nido sotto il tetto della casa di montagna, quando la neve stava appena iniziando a sciogliersi dopo l’ultima abbondante nevicata. E dove li trovavano vermi e insetti i genitori dei piccoli. Nel ’35 il ciclo riproduttivo delle rondini era diverso da quello odierno?
E poi c'è la faccenda della Wehrmacht. Non mi riferisco tanto al senso di ribrezzo (che è sentire assolutamente soggettivo), quanto al periodo in cui l’autore pone il reclutamento di Egger richiamato nel novembre ‘42, nonostante la zoppia e un’età che dovrebbe aggirarsi intorno ai quarantacinque anni perché “evidentemente i tempi erano cambiati”. Dichiarato abile e arruolato per essere spedito nel Caucaso.
La Wehrmacht nel novembre 1942, quando non ebbe truppe tedesche a sufficienza per coprire la lunga linea del fronte, schierò alcune armate dell’asse (Italia, Romania, Ungheria). In seguito la Germania inviò dai centri di addestramento uomini già destinati a rimpiazzare le perdite. E ancora divisioni corazzate e di montagna (Alpenjäge).
Chiamarono alle armi i cittadini tedeschi, dai giovani poco più che bambini agli uomini di mezz’età, quando le divisioni erano oramai molto indebolite; ma successe molto dopo l’operazione caucasica.
Almeno così mi risulta. O mi son forse persa un pezzo di Storia?

 

In sostanza: libro piacevole, curato, anche seducente; ciò nonostante non mi ha convinto né emozionato né fatto provare simpatia o tenerezza per Andreas. Sono incappata invece in alcuni molesti quanto spiacevoli inciampi che increspavano la pagina.

 

P.S. “Una vita intera” è stato premiato con il Grimmelshausen-Preis 2015.
Quindi, lettor che sosterai sul mio minimal-commento, non ti curar di me, ma guarda e passa.