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Patricija

Gatta ci cova

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Ah! Dosto, Dosto! Cosa vuoi che scriva, cosa mai potrei dire, e in che modo? Hanno scritto di te e delle tue opere penne blasonate, grandi menti capaci di penetrare ogni parola, d’interpretare ogni pensiero. Come potrei?
Sto qua, seduta e muta cercando di raccogliere i cocci del caos. Si sono mescolati tutti i contrari, si sono toccati gli estremi; si sono mostrati simultaneamente i due abissi, quello dei più alti ideali e quello della più vergognosa bassezza.
In questo caos hai messo l’uomo e tutto ciò che lo rappresenta. E hai messo Dio. E hai messo l’immortalità dell’anima.
E hai messo la condizione più grande, più ambita e temuta: la libertà. Ecco, il dono più grande che l’uomo possa ricevere. Il Creatore l’ha offerta agli uomini. Cristo l’ha resa ancora più grande. Tragico dono, greve fardello. Lo sa bene l’inquisitore, che essi "nella loro semplicità e innata sregolatezza, non possono nemmeno concepire, una libertà che temono e paventano, giacché non c’è mai stato nulla di più insopportabile, per l’uomo e per la società umana, della libertà! ". E rivela a Cristo d’aver corretto la Sua opera fondandola sul miracolo, sul mistero e sull’autorità rendendo lieti gli uomini d’essere condotti come un gregge, e liberati del terribile dono, frutto di tanti tormenti.
Dio e l’immortalità dell’anima esistono? Lo sa il diavolo: “dal momento che Dio e l’immortalità non esistono, all’uomo nuovo è permesso di diventare un uomo-dio, anche se dovesse essere l’unico in tutto il mondo, e, promosso alla sua nuova posizione, a cuor leggero scavalcherà tutte le barriere della vecchia morale di uomoschiavo, se sarà necessario. Per un dio non c’è legge che tenga!”
E il diavolo, esiste? Lo chiede Fëdor Pavlovič a Ivan, che risponde:
«No, non esiste neanche il diavolo».
«Peccato. Al diavolo! Che cosa gli farei a quello che ha inventato Dio, se stanno così le cose! Neanche essere impiccato a una tremula gli basterebbe».
«Non ci sarebbe stata la civiltà se non avessero inventato Dio».

 

Dosto, riusciremo mai a trovare il senso dell’esistenza?
Sai, ho provato tanto affetto per Ivan. Abbraccialo per me.
Ora continuo a raccogliere i cocci.
Grazie, Dosto.