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Un occhio a Cracovia - Luciano Bianciardi

Montefiori da Pitigliano, pitiglianese puro da almeno cinque generazioni, scopre d’avere radici polacche. Discenderebbe dai Blumberg, poveri bottegai della campagna di Cracovia “mezzo polacca, mezzo tedesca, di lingua prevalentemente yiddish”. Blumberg, che è poi il suo nome “tradotto in buona lingua italiana”. Laureato in letteratura moderna con una tesi su Francesco Domenico Battacchi. Col sopraggiungere delle leggi razziali chiede e ottiene un incarico come lettore all’estero. Dove? Ma dove, se non all’Università di Cracovia! Il nostro si ambienta subito, naturalmente. Alloggia presso una brava famiglia di bottegai onesti coi quali s’impratichisce con la lingua yiddish. S’innamora e si fidanza con Marika, trova qualche nuovo amico. Per un po’ tutto fila liscio. Fino a quando il mostro nazista arriva anche in Polonia e Montefiori ripara con gli altri in campagna. Impartisce lezioni ai figli dei contadini, soprattutto di aritmetica. Quando giungono le prime notizie sulle deportazioni a Cracovia, fra i rifugiati nasce il bisogno di reagire. Il piano è catturare il capitano, nonché barone, von Richthofen. Si estraggono a sorte i nomi di chi deve compiere l’aggressione. Tocca a Montefiori e Biniamin, con la complicità di Sarah, bella, bionda e ben dotata. Il barone si ritrova catturato e con un occhio in meno. A guerra finita lo prelevano certi signori con la barba dell’Agenzia. Anni dopo, Montefiori rivede von Richthofen sulle copertine dei settimanali. “Qualcuno” gli ha rifatto un passato. E lui fa ancora il suo lavoro. Alla grande. E sua moglie ha convinto gli americani a comprare e mangiare i cocomeri dei paesi occupati anche se, essendo gente comoda, non amano sputare tutti quei semi.

 

Ecco fatto. Luciano, come sempre si sorride. Amaro. E ci s’incazza. Perché, diciamolo: il mondo è sempre quello. Sghembo. Mai che giri per il verso giusto.
Dico che chi dovrebbe pagare non c’è pericolo che paghi.
Hai notato la cacofonia, Luciano?
Ciao. Alla prossima.

 

P.S. Luciano, ora mi devo cercare Francesco Domenico Battacchi. Ché 'un lo honosco!