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Patricija

Gatta ci cova

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I lavoratori del mare - Victor Hugo, Giacomo Zanga

Victor! Già nel titolo c'è tutta la tua grandezza: quella pluralità che rende epica l'opera, perché l'epica non dev’essere confinata alla guerra; il lavoro può essere epico, e tu lo spieghi con forza, poesia, spessore e intensità tali da togliere il respiro.

Dall’isola di Guernesey, tua terra d’esilio, ispirazione e libertà hai glorificato il lavoro. Il lavoro degli uomini, del mare, del vento. Il lavoro incessante delle forze naturali, instancabile, perpetuo, spesso violento.

Gilliat resiste a ogni sofferenza con volontà granitica. “La volontà inebria. Ci si può inebriare della propria anima. E quel genere di ubriachezza si chiama eroismo”. L’eroe Gilliat ha la forza di domare la natura, l’uomo Gilliat cede alle ferite dell’anima che affida al moto del mare. Mare, grembo della vita. Mare, madre accogliente che culla e dona pace. Talvota eterna.

 

Ti ho figurato scrivere, come tuo uso, in piedi, al leggio collocato di fronte alla finestra affacciata sull’oceano che nei giorni limpidi mostra, laggiù, all’orizzonte, la costa francese.

 

Grazie, Victor. Grazie!