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Patricija

Gatta ci cova

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La battaglia soda - Luciano Bianciardi

E così, hai armato di penna il garibaldino Bandi, per continuare la battaglia in quest’Italia sghemba, coi suoi vizi antichi e tanto ben conservati (credimi Luciano, non se n’è perso uno), che son giunti ai posteri senza sforzo alcuno. Sapessi. Altro che la Rivoluzione mancata, il Risorgimento fallito. Ma cosa lo dico a fare. Te tu lo sai già, altrimenti non avresti viaggiato in parallelo. Ché in fondo, garibaldini o partigiani, certi piemontesi, politici o democristiani… potremmo spostare l’ago del tempo avanti e continuare ad aver materiale per mille mila opere ancora.
Ed è vero: quella penna in mano al Bandi non ha bisogno di bravura. Basta la consapevolezza che sarà intinta nell’inchiostro della verità. “Perché la storia non s’arresta” e quando non basta la forza per scendere in campo, uno scritto può fare il suo dovere.
Il Bandi come te. La penna in mano, per infiammare i cuori e fronteggiare la mediocrità. Anche se il mondo è squallido e si cammina sulle macerie delle illusioni, rimangono le tue (e le sue) parole. Servono a risvegliare i sogni, e a credere che una nuova Rivoluzione sia possibile ancora.

 

Mi sono sbronzata col tuo toscaneggiare ottocentesco, la tua irriverente ironia, la tua intelligenza che ferisce e la tua umanità che riscalda.
E ho già tanta nostalgia.

 

P.S. Ascoltate me: leggete il Bianciardi. E ascoltate il Bianciardi: leggete Pisacane. Così fate contento il Luciano, e anche me. Alla fine i più contenti sarete voi.