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L'illusione - Federico De Roberto, Nunzio Zago

L’illusione, primo romanzo della trilogia degli Uzeda, fu dato alle stampe dall’editore Galli a Milano nel 1891. Ottenne scarso successo di pubblico e di critica.

 

Protagonista è Teresa. Ha solo dieci anni quando riceve il primo schiaffo dalla vita: suo padre abbandona la famiglia per andare a vivere con la donna di cui s’è innamorato. Lasciata Firenze, la bimba si trasferisce con la mamma e la sorellina a Milazzo, in casa del nonno, il barone Giuseppe Palmi, senatore del Regno. E a Milazzo, “piccola e brutta”, perde sua madre, consumata dal dolore e, poco dopo, la gracile sorellina.
Teresa ha un animo inquieto, volitivo. È affascinata dai romanzi e dal teatro, fonti d’evasione. È avida di vita e di felicità. Al suo giovane corteggiatore, Niccolino Francia lo dice: “Io andrò via da Milazzo. […] Credi che voglia proprio invecchiare qui dentro?...
Diciassettenne è a Palermo, affidata alla zia, per studiare e vedere un poco il mondo. Introdotta in società, scopre un ambiente fatto di gioielli, abiti lussuosi, sfarzi e feste, belle parole, sorrisi e inchini galanti. Fulgori che mascherano cinismo e maldicenze, illusioni e tradimenti. Teresa s’innamora di Errico ma sposa, per imposizione del nonno, Guglielmo. Lei non lo ama. Lui la tradisce e la maltratta. La nascita del figlio non cambia il loro rapporto. L’infelice Teresa si ribella. Sua madre si è sacrificata ed è morta a causa del suo uomo, lei no. Lascia la famiglia e si riprende la libertà. Cerca di riempire un vuoto che mai si colma, di placare l’insoddisfazione che la tormenta. Si lega ad altri. I giudizi pesano come gli anni che passano e segnano il suo viso. S’illude. Si strugge d’amore, di amori. Sfida tutto e tutti. Soffre. E ancora s’illude. Fallisce. E spera. Ancora.
“Come il pellegrino nel deserto, era andata innanzi, attirata dalla vista dell’oasi fresca ed ombrosa; ma il miraggio l’aveva ingannata; e il più terribile era questo: che dopo aver riconosciuto nell’allettante spettacolo un vano giuoco di luce, aveva continuato a crederlo vero, a lacerarsi i piedi sulla sabbia infuocata!”

 

In questo gran baraccone ch’è il mondo, dove lo spettacolo mai finisce, scopre che tutto è illusione. Compresa l’esistenza umana.

 

Romanzo amaro. Scrittura che innamora. De Roberto non manca mai di farmi fermare durante la lettura per ammirare la maestria e l'acume che lo caratterizzano. Mi sono ritrovata spesso a rileggere certi passaggi. Il cuore si fa grande e sorride compiaciuto.