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Patricija

Gatta ci cova

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Gli occhiali d'oro - Giorgio Bassani

Ferrara, epoca fascista. Storia di due diversità. Entrambe inaccettabili. La penna raffinata di Bassani scorre sulle vicende umane e ne traccia il cammino.

C’è un passaggio che mi ha colpito. L’ho inteso come grido d’accusa contro la mollezza del popolo italiano. Va oltre la vicenda del dottor Fadigati additato per le sue inclinazioni sessuali, va oltre la storia personale del giovane ebreo ferrarese, voce narrante del romanzo. Il passo che mi ha indotto a fermare la lettura per riflettere è affidato a Nino Bottecchiari, che si rivolge al giovane studente dopo aver sentito lo strillone gridare il titolo del giornale sui provvedimenti del Gran Consiglio contro gli ebrei.

 

«Tutto finirà nella solita bolla di sapone. […] Oh, noialtri italiani siamo troppo buffoni[…]Noi dei tedeschi potremo imitare qualsiasi cosa, perfino il passo dell'oca, ma non il senso tragico che hanno loro della vita. Siamo troppo vecchi, troppo scettici e consumati.»

 

Quella di Bottecchiari è voce schietta, forse inconsapevole, e contrasta con l’artificioso perbenismo borghese dei tanti Lavezzoli che attraversano le vite umane facendo attenzione a non mescolarsi, infangarsi, compromettersi con gli “altri” per non perdere l’onore. Quale, viene da chiedersi.

È un passaggio che individua una colpa fondamentale. Racchiuso fra le righe, c’è il biasimo contro un intero popolo, un popolo buffone e servo incapace di vedere oltre il proprio naso. Un popolo che non ha dato peso a quanto stava succedendo fuori e dentro il Paese, che ha preso alla leggera tutto, perché tanto sarebbe toccato agli altri. Addolcisce il tiro Bottecchiari, ma non è vero che gli italiani siano troppo vecchi, scettici e consumati. Non è questione di millenaria saggezza latina, ma di leggerezza. Troppa. Spesso inopportuna. Diversamente la Storia poteva prendere una via diversa. Invece proni, muti e compiacenti “noialtri italiani” abbiamo lasciato scorrere l’orrore. Con i risultati che conosciamo. Per fortuna con grandi ed esemplari eccezioni. Di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi. Almeno, io lo sono.