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Che spettacolo di scrittura!

La lunga notte - Emilio Tadini, Mauro Bersani

 

Tadini dipinge i fondali, scrive il copione, dirige l’opera su morte e risurrezione del Paese.

 

Un giornalista in cerca della sua “esclusiva” si dirige sul lago di Como dove – secondo le indicazioni di uno sconosciuto – pare sia sepolto il tesoro della Wehrmacht. Ma il gerarca che forse poteva sapere, non è più. C’è invece Sibilla nella sua vestaglia di seta nera, ampia come un lenzuolo, coi draghi di Hong Kong ricamati a macchina. È convinta che il giornalista sia lì “a registrare, e a celebrare, i fasti del funerale del suo povero marito o amante che fosse, del famoso Comandante”.
Si apre il sipario. Sibilla, la donna del Comandante inizia la sua ultima recita, il suo ultimo testo, senza saltare una virgola: il Poema del Comandante. Il pubblico è composto di un giornalista attento, tre spettatori dormienti, e uno defunto.
Recitava Sibilla. Era salita sul palcoscenico per la prima volta affidata alla compagnia del grande attore che dopo averla osservata, le aveva promesso: “Farò di te un’attrice”
Poi, arrivati i tempi “brutti”, il Comandante l’aveva invitata a smettere, a rimanere nella villa sul lago. Avrebbe potuto riprendere a guerra finita. Magari mettendo su una compagnia.
Il monologo di Sibilla è lungo una notte. La lunga notte dei ricordi. La lunga notte del fascismo. Lo spettacolo non può essere che pessimo. Grottesco e cupo.
La penna di Tadini è mirabolante, la scrittura istrionica, carica d’ironia, di sarcasmo. Sempre tesa. Spessa.
Va in scena la commedia del disastro. Le parole del grande attore rivolte a Sibilla sembrano adattarsi anche al disastro della Storia.
“Quando un disastro simile, cosí perfetto nei minimi particolari, fa la sua comparsa su un palcoscenico, è un gran giorno, per tutto il teatro. Lo sai? Suonano tutte le trombe di latta e rumoreggiano tutti i tuoni finti, e si cucina il piú grosso vitello di cartone, e vino inesistente scorre a fiumi da bottiglie a calici vuoti! Perché è un gran giorno. Non la mediocrità, una volta tanto. Un disastro assoluto! Non è una meraviglia?”

 

Sembra farsa. Invece è tragedia.

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