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Patricija

Gatta ci cova

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Senza un soldo a Parigi e Londra - Isabella Leonetti, George Orwell

Quando l’agente dell’Indian Imperial Police Eric Arthur Blair, nel gennaio del 1928, torna in patria in licenza, decide di prendere congedo. Nei cinque anni trascorsi al soldo dell’imperialismo britannico ha conosciuto da vicino il mondo dalla parte dell’oppressore. Gli ha dato il voltastomaco. Per questa ragione vuole vedere l’altro lato: quello della miseria. Inizia così la sua esperienza negli ambienti più umili, dove i soccombenti pare non possano trovare riscatto. Dove ciniche cimici e pidocchi opportunisti attendono la notte per cavare nutrimento al disperato.

Eric annota, descrive ciò che vede, ciò che vive. Digradare nel miserabile sottosuolo di cui nessuno vuole sapere e scandagliarne ogni cavità è impresa coraggiosa, portare alla luce il sommerso è atto politico e sociale. Eric diventa parte di quel pezzo di umanità nascosta, di quella parte di realtà raccapricciante.

Così, nasce il suo romanzo d’esordio “Senza un soldo a Parigi e Londra”. Così, Eric Arthur Blair diventa George Orwell. “Senza un soldo a Parigi e Londra” racconta la vita degli ultimi, narra l'inferno in cui la povertà regna sovrana ed è regina impietosa e sorda a qualunque gemito.

 

“… ci sono alcune cose che, campando senza soldi, ho imparato bene: non penserò mai più che tutti i vagabondi siano furfanti ubriaconi, non mi aspetterò gratitudine da un mendicante quando gli faccio l’elemosina, non mi sorprenderò se i disoccupati mancano di energia, non aderirò all’Esercito della Salvezza, non impegnerò i miei abiti, non rifiuterò un volantino, non gusterò un pranzo in un ristorante di lusso.

Questo tanto per cominciare”.

 

P.S. George, penso che avrei anch’io parecchi problemi, se mai capitassi in un ristorante di lusso. Forse, anche in uno modesto.