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Von Braun, l'uomo della luna - Sergio Zavoli

Werhner von Braun raccontò che fu il desiderio di raggiungere un giorno la Luna a indirizzare i suoi interessi verso i missili e tutto il resto. Disse: “È chiaro che non potevo andare alla banca più vicina e chiedere in prestito un paio di miliardi di marchi per un razzo da spedire in un altro mondo”. Così a vent’anni, von Braun, diventò impiegato civile dell’esercito tedesco.
A Kummersdorf diresse le ricerche per lo sviluppo di missili a combustibile liquido.
Progettò le famigerate V2.
Quando la Germania fu sconfitta, von Braun si consegnò agli americani insieme a gran parte dei suoi collaboratori. Gli altri, invece, preferirono i sovietici. Von Braun spieghò così la sua scelta: “… gli americani godevano fama di rispettare le libertà individuali e i diritti dell’uomo. […] Sono nato e vissuto in un paese che nel corso della mia vita aveva fatto due guerre perdendole tutte e due. La prossima volta volevo essere dalla parte di chi vince”.
Grazie all’operazione Paperclip, Wernher von Braun, da direttore tecnico dello sviluppo delle armi V per l’esercito nazista e capo dell’ufficio progettazione di Mittelbau-Dora, passò al soldo dell’esercito americano a Fort Bliss, in Texas, divenne direttore del Marshall Space Flight Center e capo progetto del veicolo di lancio del Saturn V, che portò gli americani sulla Luna.
Von Braun disse: “Il futuro ci assolverà”.
Sarà ricordato come il padre del programma spaziale americano, osannato in tutto il mondo.
Ma io penso ai deportati di Dora. Il passato non si cancella, e il futuro non deve assolvere, bensì conservare la memoria. Nel lager di Mittelbau-Dora decine di migliaia di uomini furono ridotti in schiavitù nelle gallerie dove si preparavano gli impianti per le bombe V1 e i razzi V2.
Si stimano più di 60mila deportati. Almeno 20mila fra loro persero la vita a Dora.

 

In un articolo del 2009 a firma di Boris Pahor è scritto: “Il motivo per cui di Dora si parla poco è perché l’ingegnere Wernher von Braun, iscritto al Partito nazista dal 1937, sapeva quante vite umane costavano quei missili lanciati sull’Inghilterra. E lo sapeva anche chi se lo portò negli Stati Uniti, lo accettò alla Nasa e gli diede il National Medal of Science nel 1975.”
Una riflessione è d’obbligo.


P.S. Caspita! Possibile? Leggo: “… Ma il 25 giugno 1959 alcuni reparti della Corea del Nord varcano il trentottesimo parallelo”. 1959??? Com’è possibile! È sicuramente un refuso, ma nessuno s’è accorto in fase di editing, di correzione bozza? Qualcuno avrà ben letto il prestampa prima di procedere alla pubblicazione. (Faccio riferimento a ed. Longanesi, 1969, seconda edizione).
La guerra di Corea non era storia così remota nel '69 da far passare inosservato un simile refuso.