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Patricija

Gatta ci cova

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Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano - Pino Corrias

Anche questa volta mi sono commossa e incazzata, ripercorrendo la vita di Luciano Bianciardi.

Sempre fuori luogo, fuori tempo, sentiva l’odore della falsità e dell’ipocrisia. Si guardava attorno anche quando non doveva. Osservava e raccontava. Ogni parola un monito, una denuncia.

Era un uomo libero, e tale voleva rimanere. Era scomodo. Ha pagato. E pensare, che in fondo, sognava solo un mondo più giusto, un mondo migliore. E un’umanità più vera.

 

Ecco fatto. Commossa e incazzata, quell’incazzatura che t’accompagna sempre, che c’è anche quando tace, che digrigna i denti e ti morde l’anima fino all’ultimo fiato.

Ciao, Luciano.

 

P.S. Date retta, leggete e rileggete Bianciardi. Non abbandonatelo. Non lo scordate.

 

Vi lascio un passo tratto da una lettera scritta nell'agosto del '61 a Terrosi. Contiene parte del suo dolore, del suo disagio, del suo essere puro in un mondo di squali.

 

Voltati in giro e dimmi se vedi altro che gente che tira al suo e se ne frega del prossimo. Ognuno si fa gli affari suoi e l’amore del prossimo è roba che trovi, ma sempre meno se ci badi bene, scritta sui libri. Così è per gli scrittori: fanno il loro mestiere, cercano di salire, e del resto se ne fregano. Se hanno simpatia, compassione, tenerezza, quello che vuoi, per un personaggio, l’hanno appunto per il personaggio, non per la persona. Bube è in galera, il Bube vero, non so se lo sai. Cassola ha cercato di farlo tirar fuori, proprio sfruttando il successo del libro. Gli altri letterati amici suoi gli han detto di lasciar perdere, e di scrivere un altro libro.

Il mondo va così e va male. In questi anni ho visto tre amici miei morire, due suicidi. Credi che qualcuno abbia pianto? No, li hanno scancellati, li hanno scordati il giorno dopo.

Certo, se hai bisogno di una mano qualcuno te la dà. Ma prima fa il conto: vuol sapere se tirandoti a galla, domani tu sarai in grado di dare una mano a lui. Altrimenti ti lasciano tranquillamente affogare. E dopo non si prendono nemmeno il fastidio di compiangerti. Ti potrei raccontare storie a dozzine, per dimostrartelo. E il prossimo libro che scrivo ti giuro che ce le metto tutte, e ti faccio la storia della diseducazione sentimentale in Italia, al tempo del ‘Miracolo’. Non c’è solidarietà, solo omertà, cricca, mafia, società d’affari. E forse è sempre andata così. A Grosseto forse no, o meno che quassù. Perciò io mi son fatto uno strato di pelo sullo stomaco, una memoria di ferro e marco. Per ogni gomitata che prendo, tengo in serbo un calcio nelle palle, e al momento buono lo do.”