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La vita segreta della lingua italiana. Come l'italiano è divenuto quello che è - Alberto Nocentini

Questo è un sorprendente viaggio avventuroso nel regno della lingua italiana alla scoperta di segreti, origini, trasformazioni. Per i curiosi che vogliono schiudere le porte del sapere, per chi desidera iniziare un percorso di approfondimento, per chi ama la lingua italiana e ambisce conoscerne la genesi.

 

Per esempio, quando diciamo “libro”, ora sapremo che:

“L’antecedente diretto di libro è il latino  librum,  accusativo di liber,  che al nominativo presenta un’omofonia del tutto casuale con liber  ‘libero’. Il significato primitivo era ‘membrana vegetale’ e si riferiva a quello strato sottile di tessuto connettivo che si trova sotto la corteccia degli alberi; significato che si è trasmesso per via dotta ed è tuttora in uso nella terminologia botanica. […].

Sempre in latino il sinonimo codex,   da cui discende  codice,   indicava in origine il tronco dell’albero da cui si ricavavano le tavolette che venivano poi ricoperte di cera per essere usate come materiale quotidiano di scrittura. Allo stesso modo si spiega il tedesco  Buch  (e quindi l’inglese book), che non è altro che il neutro di  Buche  ‘faggio’ (femminile), albero da cui si ricavavano le tavolette per la scrittura.

Con analoga motivazione il greco biblíon, con le sue varianti bíblon býblon, entrato nel lessico italiano attraverso i composti come biblioteca, è un prestito fenicio che significava in origine ‘papiro’; se poi il nome coincidesse con quello della città fenicia di Biblo in quanto luogo d’importazione, ipotesi contestata da più parti, è questione del tutto secondaria. Non trascurabile è invece la fortuna e la diffusione universale della parola come prestito, dovuta al fatto che il plurale biblía ‘i libri (per eccellenza)’, da cui l’italiano Bibbia, è stato usato per designare le sacre scritture che sono il fondamento del giudaismo e del cristianesimo.

[…].

L’aggettivo derivato da liber mediante il suffisso -arius ha avuto in italiano due esiti diversi […]. Per via orale diretta si è avuto libraiolibraro fuori di Toscana –, che si è sostantivato, mentre la via scritta o cólta ha dato librario, che si mantiene aggettivo.

[…]

Abbiamo prima osservato di passaggio l’omofonia casuale fra liber ‘libro’ e liber ‘libero’ e ora approfittiamo di questa casualità per rimarcare il nesso esistente fra il libro e la libertà. Ogni volta che un regime ha voluto limitare drasticamente la libertà, i libri – o perlomeno certi libri – ne hanno fatto subito le spese mediante la censura, la messa all’indice, il rogo.[…]”