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Patricija

Gatta ci cova

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Per le stelle, ci penso...

I Borgia - Alexandre Dumas, G. Arese

Monsieur Dumas, ditemi, che scherzo è questo? È come se di vostro ci fosse solo qualche graffio d’inchiostro. Suvvia, sputate il rospo! C’è anche qui la penna di Maquet? Lo so, lo so, ve lo avevo già chiesto per Il tulipano nero. E colgo l'occasione per ricordarvi che non mi avete risposto. O avete approfittato di Fiorentino?
Chi diavolo dovevate soddisfare? Avete abbandonato il teatro per dimostrare il vostro genio narrativo. La Storia v’è servita per preparare i capolavori a venire? Del resto voi avete detto che la Storia è: “un chiodo al quale appendo i miei romanzi”. Potevate almeno avere un poco di riguardo per la povera Lucrezia. Eh…

 

“Quest’ultima era degna emula del terribile fratello. Libertina per immaginazione, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, Lucrezia era avida di piaceri, di lodi, d’onori, d’oro, di pietre preziose, di stoffe morbide, di splendidi palazzi. Spagnola dai capelli biondi, cortigiana dall’aspetto ingenuo, aveva il viso di una Madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina: era cara come figlia e come amante a Rodrigo, che vedeva riflesse in lei, come in uno specchio magico, tutte le passioni e tutti i vizi.”

 

Omicidi, intrighi, ricatti, avvelenamenti. E pettegolezzi.
Pettegolezzi, pettegolezzi, pettegolezzi. Les potins du XIXe siècle.
Sorvoliamo sull’attendibilità storica. Colpa dei tempi.

 

Lucrezia grida vendetta. Vado a rispolverare Maria Bellonci.