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Patricija

Gatta ci cova

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I reietti dell'altro pianeta - Ursula K. Le Guin, Carlo Pagetti, Riccardo Valla

Composto di ciottoli e malta, divide Urras da Anarres. Da entrambe le parti si può guardare al di là del muro e anche un bambino può scavalcarlo senza difficoltà. Non è la sua altezza, ma l’idea di confine, di limite, di separazione a renderlo importante. E tragico, a pensarci bene.

Un muro ambiguo e bifronte. Ciò che si scorge al di qua o al di là, dipende dal punto d’osservazione.

 

Shevek è un fisico di Anarres. Per portare a termine il lavoro sulla sua teoria non ha altra scelta che andare su Urras.

Sono pianeti gemelli e opposti Urras e Anarres. Urras è capitalista e ricco, Anarres anarchico e povero.

Inevitabile il confronto fra le due realtà.

“Voi siete ricchi, voi possedete. Noi siamo poveri, noi manchiamo. Voi avete, noi non abbiamo. Ogni cosa è bella, qui. Fuorché le facce. Su Anarres non c’è nulla di bello, fuorché le facce. Le altre facce, gli uomini e le donne. Noi abbiamo solo quello, solo gli altri. Qui voi guardate i gioielli, là guardate gli occhi. E negli occhi vedete lo splendore, lo splendore dello spirito umano. Perché i nostri uomini e donne sono liberi… non possedendo nulla, sono liberi…”.i>

Non possono che sorgere riflessioni e interrogativi che portano a consapevolezza e scelta. “… la rivoluzione comincia nella mente che pensa.”

 

La società perfetta esiste? No, perché siamo noi, esseri imperfetti e bifronti. Desideriamo un mondo libero e allo stesso tempo erigiamo muri per paura delle differenze, per evitare contaminazioni e confronto. Perseguiamo il benessere e alziamo barriere per difendere ciò che possediamo nel timore che altri ne godano.

I muri non proteggono, isolano.

È vero, non esiste la società perfetta. Tuttavia, cercare di raggiungere il sogno che scorgiamo eternamente laggiù, all’orizzonte, è un modo per umanizzarci e rendere il mondo migliore.

Non abbandoniamo i sogni, demoliamo invece i muri. I muri interiori, prima ancora di quelli materiali. Sovvertimento che deve scaturire dal profondo dell’animo, giacché non si può fare la Rivoluzione se non si è la Rivoluzione.

 

La Rivoluzione è nello spirito individuale, oppure non è da nessuna parte. È per tutto, oppure non è niente. Se la si vede come qualcosa che abbia un fine preciso, una fine precisa, non avrà mai veramente inizio.”