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Patricija

Gatta ci cova

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Il piccione - Patrick Süskind

La sorte ha ferito e deluso intimamente Jonathan Noel, l’ha fatto sentire ridicolo, inadeguato. Temendo di esporsi alla derisione dei suoi simili, Jonathan s’è allontanato da loro, evitando così ogni tipo di contatto. 

La camera che aveva affittato, e che sta per diventare sua, è il microcosmo che lo separa dal mondo, è il suo rifugio, è l’abbraccio che lo protegge e lo rassicura. È il suo piccolo universo ordinato, dove tutto procede senza scossoni, senza sorprese. Senza intrusioni.

È altresì un microcosmo delicato, fragile come un cristallo sottile. L’accidentale e inaspettata presenza di un piccione lo manda in frantumi, sbriciola la normalità, l’ordine che Jonathan aveva costruito, e lo lascia in uno stato d’inquietudine acuta, insostenibile. Oscura.

Il fragore di un tuono, uno solo, violento”, riporta in superficie ciò che da anni dimorava negli abissi della mente.

Quell’angoscia profonda e antica che lacera il petto.

La rinata consapevolezza che chiede spazio.

E l’unica frase che vorrebbe gridare.

Salvifica, come uno scroscio di pioggia.

 

Siamo fragili. Tutti. E c’è sempre un piccione pronto a fissarci con i suoi occhietti come bottoni cuciti sulle piume della testa, pronto a far crollare il castello del nulla che abbiamo edificato convinti che escludendo il resto dell’umanità si possa vivere un’esistenza indolore.