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Mussolini e le donne - Gian Carlo Fusco, Beppe Benvenuto

Il Dux e le donne. Senza tralasciare i suoi fantocci in camicia nera.

Non si parla solo di fascisti e sesso, ma anche di più generici fascismi, quelli messi in atto da Mussolini il capo, il cialtrone tronfio che confondeva i filosofi, ma conosceva benissimo i suoi italici polli.

Testapelata e i suoi giullari, sotto la penna irriverente di Fusco, perdono il rialzo che li rendeva titani e tornano a essere quel che erano e sono: granelli smargiassi col manganello in mano.

 

P.S. Fusco, il quadretto di Ida, però, non è propriamente quello. La sua storia e quella del figlio Benitino hanno ben altra cornice. Lo sappiamo che il supremo gallo nero si liberò di lei e del loro figlio in modo vigliacco e tragico. Le carte parlano. Ecco. Te l’ho detto.

 

P.P.S. Leggete Fusco che fa bene!

 

 

“E la guerra arrivò. Lui era convinto che fosse breve. Durò quasi sette anni. Lui credeva di vincerla assieme ai tedeschi e invece la perse insieme ai nazisti. Ma mentre la stava perdendo, il Campionato di calcio, nonostante i bombardamenti, i morti, la fame e gli sfollamenti, continuava.

Nel 1940, lo vinse l’Inter. Nel 1941, il Bologna. Nel 1942, la Roma. Nel 1943, il Torino. Nel 1944 (limitato alle regioni settentrionali per via dell’occupazione alleata del Sud), i Vigili del Fuoco di La Spezia (ma non c’erano da spegnere gli incendi appiccati dagli spezzoni?). Nel 1945, non essendo più materialmente possibile combinare un Campionato, sia pure in edizione ridotta, si ripiegò su un Torneo Fiat, a Torino, su un Torneo Benefico Lombardo, a Milano, e su una Coppa Città di Genova. A Torino e a Milano si giocò fino al 24 aprile, vigilia della Liberazione.

Il ventennio, dunque, aveva prodotto più calciatori che soldati. Ma, in compenso, più «tifosi» che calciatori.”