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L'anonimo - Paola Decina Lombardi, Honoré de Balzac

…non è questione di morire, bisogna vivere, che è più piacevole, e vivere bene, che è stupendo

 

Honoré era il tipo che, avendo bisogno urgentemente di denaro per risolvere un debito, proponeva a un grande editore di giornali due suoi articoli per il mattino successivo dietro pagamento anticipato, li faceva scrivere a qualche giovane giornalista, glieli pagava un decimo di quanto aveva incassato e li consegnava firmati a nome Balzac.

Baudelaire lo definì affettuosamente “la maggior testa commerciale e letteraria del XIX secolo”. Lavorare onestamente non bastava per vivere dei suoi romanzi, quindi forniva letteratura di consumo scrivendo a cottimo per altri o firmando con pseudonimi. Romanzi che non sentiva suoi - destinati a lettori benevoli – e per i quali reclamava il diritto di rinnegarli. Queste opere, però, contenevano il seme che sboccerà di lì a poco.

L’anonimo è uno di questi romanzi giovanili. Scritto probabilmente a cavallo fra il 1821 e il 1822, fu pubblicato nel 1823 a firma Viellerglé insieme a Le Poitevin.

L’anonimo è un trovatello, ma non se ne fa alcun cruccio. Senza padre né madre, senza vincolo alcuno, il giovanotto va incontro alla vita e all’amour. E al denaro, ché in cui vive, ha ruolo di spicco. A incoraggiarlo sono il vecchio Duhamel e il suo servo Guillaume; a guidarlo, proteggerlo e consigliarlo, Georges, il domestico, anch’egli trovatello, amante dei libri e della lettura.

 

«E che hai ricavato dalle tue letture?…»

«L’inestimabile vantaggio di sapere che ogni essere umano non ha più di cinque dita per mano. La cosa non fa che rendermi infinitamente più piacevole e utile l’uso delle mie. So che bisogna essere arditi, perché la fifa procura più male di dieci ferite, essere lieti in ogni circostanza della vita, perché la tristezza non è un rimedio per nulla e logora la salute, il vero bene primario. E ancora, so che bisogna rendere il bene per il bene e il male per il male, perché è indispensabile sapere a che santo votarsi. Infine, so che bisogna gioire dei momenti concessi dal diavolo, perché acqua passata non macina più…»

«Mio caro Georges, la tua filosofia non è più irragionevole di altre che espongono pomposamente le loro orgogliose massime. Si eccede nel bene per mero orgoglio, e non dubito che mettendo in pratica i tuoi principi in modo franco e sincero tu possa essere un bravissimo ragazzo…»