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La peste scarlatta - Jack London, O. Fatica

Diecimila anni di cultura e civiltà svaniti in un batter d’occhio, “fugaci come schiuma”.

 

La peste scarlatta uscì nel 1912 sulla rivista “The London Magazine”. In Italia fu pubblicato nel 1927 dalla casa editrice Sonzogno.

 

Nel 2013 un’epidemia falcidiò l’umanità. Pochissimi i sopravvissuti. Sessant’anni dopo, uno di questi, l’ottuagenario professor Smith racconta al nipote dodicenne Edwin e ad altri ragazzi la storia della Morte scarlatta. La società è regredita, il sapere perduto; l’unico modo per tramandare la storia è il racconto orale, ma i giovinetti non comprendono il linguaggio del vecchio. Il suo racconto pare loro farneticante. “Il mondo era pieno di gente. Stando al censimento del 2010 l’intera popolazione mondiale era di otto miliardi... […]sì, otto miliardi di persone vivevano sulla terra quando attecchì la Morte Scarlatta.” A quel tempo comandava il Consiglio dei Magnati dell’Industria. Smith era un professore universitario. Apparteneva, come diversi privilegiati, alla classe dirigente. Poi c’erano gli altri, chiamati da quelli come Smith “uomini liberi”. Ma solo per scherzo. In realtà erano schiavi, vivevano delle briciole, e se osavano ribellarsi subivano punizioni o lasciati morire di fame. L’epidemia non fece distinzioni fra potenti e miseri. Gli scampati imbarbarirono tutti allo stesso modo col degradare della civiltà.

 

Uomini, bambini e animali sono ora ugualmente selvaggi, in questo luogo primitivo, dove ognuno cerca di difendersi, domare, prevalere. I puma spingono i cavalli fino al mare. I leoni marini mugghiano sulla scogliera. L’ultimo aereo ha solcato il cielo sessant’anni fa. Testimoni di quel mondo lontano rimangono i binari orfani invasi dalle erbacce. E alcuni volumi della biblioteca del professor Smith custoditi in una grotta. La Storia tragicamente interrotta riprende il suo cammino, ma il vecchio sa che tutto si ripeterà. Il cerchio si apre. Il cerchio si chiude. In un moto perpetuo.

“La polvere da sparo tornerà. Niente potrà impedirlo... la stessa vecchia storia si ripeterà. L’uomo si moltiplicherà e gli uomini si combatteranno. La polvere da sparo permetterà agli uomini di uccidere milioni di uomini, e solo a questo prezzo, con il fuoco e con il sangue, si svilupperà, un giorno ancora lontanissimo, una nuova civiltà. E a che pro? Come la vecchia civiltà si è estinta, così si estinguerà la nuova. Ci vorranno forse cinquantamila anni per costruirla, ma finirà per estinguersi. Tutto si estingue.”