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Patricija

Gatta ci cova

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Specchio delle mie brame - Alberto Arbasino

In un afoso e infuocato meriggio di fine estate, in terra gattopardesca, la pantera baronessa si trastulla l’istitutor. Oibò!

Lui è un banale Michele ma giovanottaccio e fustone, Madonna e san Francesco al collo, e smisurate erezioni in bella mostra. Oh!!! Che impressione!!!

Nei mesi d’estate, con la scuola in vacanza, il banale e ben fornito Michele dà ripetizioni al secondogenito della baronessa un po’ porcella Fulco, che rischia (parola di mater familias) di diventare cieco, calvo, pazzo, paralitico, sifilitico, contrarre malattie apocalittiche, apoplettiche.  Addirittura andare all’Inferno; vien da dire che sia il male minore.

Fra una premonizione catastrofica al pupo e un austero ammonimento all’impacciata figlia, la vogliosa Stefania e il banale Michele-sempre-pronto proseguono, a ruoli alterni, nelle porno-rappresentazioni sado e maso. Sempre a sipario chiuso. Ma non troppo.

All’arrivo di Judy Faggotty, istitutrice gallese, caruccia e atletica, chiamata per erudire la primogenita pingue Francesca, il banale Michele si strugge d’appetito per lei (l’istitutrice, si capisce), con effetti drammatici per la baronessa e le sue voglie. Come può mai pensare donna Stefania di replicare specchio! specchio delle mie brame! dimmi! chi è la più bella dama del Reame delle Due Sicilie?, quando al tacer dello specchio corrispondeva una mano misteriosa che schiudeva la finestra? Vi pare che l’ingorda baronessa non possa trovare soluzione? Eh già che la trova! La trova, la trova. E con vantaggi più che certi. Divertimento senza pudore. Purché non si sappia! Per carità!

Che piacer, che piacer, che sarà!

Ah, ah, ah; ah, ah, ah!

Che piacer, che piacer, che sarà!

Ah! Inutile! Inutile, signore mie! Come recita il vecchio adagio: al kitsch non si comanda!

Non era così?

 

Pastiche gaudente, beffardo e pecoreccio, con citazioni disseminate. Qua e là, s’intende. E luoghi comuni sparsi e spersi tra il dire e il fare (c’è di mezzo il Michele).

Non divertitevi troppo. Anzi sì!