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Mia figlia, Don Chisciotte - Alessandro Garigliano

“Mia figlia, don Chisciotte”, o come sfidare il quotidiano con la fantasia.

Quando sento nominare don Chisciotte a me batte subito forte il cuore, si aprono porte che la realtà sottrae alla vista ma non alla mente. Tutto è ciò che è e non ciò che un istante prima era.
Questo libro è arrivato come dono inaspettato. Regalo prezioso e gesto d’affetto di un cuore sensibile. L’ho guardato a lungo, affascinata e dubbiosa. Lì dentro c’era il mio don Chisciotte. E se l’autore l’avesse trattato senza rispetto o senza amore? Poi ho aperto il libro e ho iniziato il viaggio.
Viaggio chisciottesco bello e coraggioso. Viaggio lungo la linea di confine tra il reale e il fantastico, con deviazioni ora qua ora là.
A condurre è lei, tre anni, principeffa don Chisciotte. Lui, quarantenne Sancio Panza segue, agghindato da docente universitario per mascherare la sua precarietà.
Figlia e padre.
E il mondo attraverso i loro occhi.
Viaggio d’amore per la vita, per la letteratura, per don Chisciotte e il suo scudiero. Viaggio folle e sapiente, dove le figure romanzesche servono a introdurre riflessioni alte sulla genitorialità, sul rapporto fra bambino e adulto.
Viaggio carico d’amore, di tenerezza, di paure e incertezze.
Quando la principeffa don Chisciotte osa, il saggio Sancio trema e prova a contenere. Quando la principeffa don Chisciotte chiede, papà Sancio cerca di esaudire.
E è fuor di dubbio che se là si trovano i Giganti, qua c’è uno zoo con la porta rosa e pesci invisibili.

 

Come scrissi a don Chisciotte (la creatura di Cervantes) dopo la rilettura: Ridano pure gli stolti. Continuino a ravvisare mulini a vento al posto dei giganti.
Viviamo folli finché possiamo, ché a morir savi siam sempre a tempo.

 

P.S. Ale, non spargiamo troppo la voce sulla principeffa in groppa a Brummante. Lo dico solo a te, faceva così anche mio padre con me trienne. Solo che il suo Brummante era primitivo rispetto al tuo. Mi faceva sistemare davanti, sulla “gobba” di scorta.

 

P.P.S. Nasciamo don Chisciotte e ce ne andiamo Sancio Panza. Forse è giusto così, per permettere ai nuovi don Chisciotte di stupirsi e stupirci. Ma è bello, quando possibile, tornare fanciulli, smettere il ruolo di Sancio e riabbracciare quello di Chisciotte. Non smettiamo d’essere bambini. almeno un poco.