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Un certo Ezio Taddei, livornese - Massimo Novelli

e un pensiero

ribelle in cor ci sta…

 

Ricostruzione biografica in movimento continuo, come fu la vita di Ezio.

Novelli viaggia alla ricerca di notizie, di persone che possano raccontare di Taddei o ne conservino gli scritti, di archivi che custodiscano un po’ della sua storia, luoghi che possano rivelare il suo pensiero. Il pensiero di quel certo Ezio Taddei, scrittore dei poveri, dei diseredati, degli abbandonati.

Quel certo Ezio Taddei che andava sempre a piedi con le sue scarpe rotte, che cercava un lavoro per le puttane che volevano lasciare il mestiere.

Quel certo Ezio Taddei che passò parte della sua vita nelle carceri e al confino, e che in galera studiò e lesse e fece lo sciopero della fame contro la circolare con cui si vietava ai detenuti politici di avere libri.

Quel certo Ezio Taddei che riuscì a fuggire, raggiunse l’America dove vide pubblicato il suo primo romanzo e poi fu rimpatriato come “indesiderabile”, perché dopo l’assassinio del suo amico Tresca ebbe l’ardire di denunciare intrighi tra mafia, polizia e politica.

Quel certo Ezio Taddei che tornato in Italia collaborò con l’Unità, pubblicò alcune novelle, qualche libro. Storie di vita vera, sofferta; storie di uomini, fabbriche, osterie, storie di fame e sogni di libertà.

Quel certo Ezio Taddei che a un certo punto non interessò più. Troppo scomodo, troppo libero. Chissà.

Quel certo Ezio Taddei, uomo dal cuore calpestato. Amato da qualcuno, da altri spregiato. Fra chi lo portò nel cuore, la sorella, Tirrena. Lei andava solo una volta l’anno a trovarlo al cimitero. Troppo triste.

Però se lo sognava.

E se vedeva qualcuno camminare, da lontano, a volte gli pareva che fosse lui.

[…]

Tirrena dice che in certi giorni, scorgendo un altro che passava in una via, era come se Ezio gli comparisse davanti: proprio lui, gli stessi piedi con le scarpe rotte, i capelli ventosi, la giacchetta stracciata con le toppe.

Ma alla fine, guardandolo meglio, doveva riconoscere che era solo un vagabondo, un barbone, uno povero.

Uno come Ezio”.

Quel certo Ezio Taddei, nato a Livorno e morto a Roma.

 

P.S. Cercate e leggete Taddei. Fatelo rivivere.